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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Mi dici che il tempo tornerà da noi

 Mi dici che il tempo tornerà da noi e io mi chiedo come: l'onda si spegne nel silenzio, può rinascere? E la casa, questa casa, mi sembra ancora più grande, immensa, angoli che gridano un passato invaso dall'acqua. E io non ho voce. E il paese è diventato una città sommersa dal mare e brillano le luci, là in fondo. Io cammino sul pontile, guardo, ricordo. Mi dici ancora che Pinocchio si è salvato e io ti credo. Ti ho sempre creduto. Ma muta è la notte e una ballerina, sola, danza e dona alla luna tutto il bene che si prova a dimenticare....

Quando il fumetto faceva paura: la censura contro Pantera bionda (1948-1950)

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 Dopo il ventennio di censura fascista e il termine della Seconda guerra Mondiale, l'Italia, devastata dalla miseria, e allo stesso tempo attraversata da una voglia prepotente di vivere, si deve scontrare con la nuova censura bigotta e perbenista che tendeva a reprimere il desiderio di libertà e qualsiasi critica al mondo borghese. La vicenda del fumetto Pantera Bionda - pubblicato nel 1948 dalla casa editrice A.R.C. di Pasquale Giurleo - non è semplicemente la cronaca di un successo editoriale effimero, ma rappresenta una vera e propria ferita aperta nel tessuto sociale dell’Italia del dopoguerra, un’esplosione di vitalità che andò a collidere frontalmente con la volontà di restaurazione di un intero Paese. In quella giungla di carta e china, creata dal segno di Ingam e dalla penna di Dalmasso, si materializzò una sorta di ritorno del rimosso: il corpo femminile tornava prepotentemente al centro della scena, ma come veicolo di desiderio, forza e autodeterminazione. Pantera Biond...

Ciao Renata, ti volevo bene...

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Non avrei mai voluto ricevere quella telefonata, oggi, una volta uscito da scuola. Non avrei voluto mai sapere che te ne sei andata. Non sai quanto, da bambino, ti ero affezionato e ti volevo bene. Ma sì, in fondo lo sai, lo hai sempre saputo. Nel mio ricordo mi sorridi sempre e poi ridi, scherzi, parli in siciliano con papà. Nel mio ricordo non te ne sei andata, sei là, da qualche parte nel mio passato, l'eterno mio presente.  Quelle estati... Ti ricordi quando guardavamo i mondiali seduti insieme, con il tepore che scivolava dalle stelle, sulle scale di mia nonna? Non sembra vero che si siano rincorsi più di trent'anni, da allora, anni assassini che mi hanno portato via tanto, troppo amore. Non te ne sei andata, sei ancora lì, mentre ridi con noi, mentre reciti con mio padre, mentre sei con Francesca, Michele e Gianfranco. Non potevo non scrivere di te. Ti voglio bene...

Analisi strutturalista di "Cocotte" di Guido Gozzano

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  I Ho rivisto il giardino, il giardinetto contiguo, le palme del viale, la cancellata rozza dalla quale mi protese la mano ed il confetto… II «Piccolino, che fai solo soletto?» «Sto giocando al Diluvio Universale.» Accennai gli stromenti, le bizzarre cose che modellavo nella sabbia, ed ella si chinò come chi abbia fretta d’un bacio e fretta di ritrarre la bocca, e mi baciò di tra le sbarre come si bacia un uccellino in gabbia. Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto di quel suo volto tra le sbarre quadre! La nuca mi serrò con mani ladre; ed io stupivo di vedermi accanto al viso, quella bocca tanto, tanto diversa dalla bocca di mia Madre! «Piccolino, ti piaccio che mi guardi? Sei qui pei bagni? Ed affittate là?» «Sì… vedi la mia Mamma e il mio Papà?» Subito mi lasciò, con negli sguardi un vano sogno (ricordai più tardi) un vano sogno di maternità… «Una cocotte!…» «Che vuol dire, mammina?» «Vuol dire una cattiva signorina: non bisogna parlare alla vicina!» Co–co–tte… La strana voce pari...