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Visualizzazione dei post con l'etichetta L'Io e il Tu

Lettera a Marisol

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  Io ho sempre visto nei tuoi occhi, Marisol, sin dalla prima volta da bambino, la poesia. Avevo accanto mio padre e coltivavo la sensazione che era dalla tua parte che saremmo dovuti stare per cambiare il mondo. Cambiare il mondo… utopia infantile accesa dalla voce di papà - ancora mi risuona nelle orecchie – mentre recita Gozzano e Dante o disegna gli orizzonti di una nuova società più giusta. Ne sono passati di anni, Marisol… Chissà dove sei andata, dopo che lo straniero ti ha liberata restituendoti tuo figlio e tuo marito. Chissà se hai trovato un luogo in cui hai potuto vivere serena, lontana dalla violenza e dalle ingiustizie. Eppure ogni volta che lo rivedo, quello sguardo mi ricorda che cosa voleva dire per me bambino sognare un futuro di uguaglianza e di libertà. E ripenso a mio padre, al professore che non fa ritorno, alla nuova generazione, la mia, che ha fallito il suo appuntamento con la Storia, travolta da cambiamenti che non è riuscita a cavalcare… Ma verranno i no...

SuperMarilyn

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 Non sarebbe bello se esistesse una nuova supereroina? Una che avesse come poteri straordinari la tenerezza, la dolcezza, la poesia del sorriso? Vi immaginate se al posto dell'insopportabile Superman (ancora al cinema, in questi giorni, e non se ne può più) ci fosse, che so, SuperMarilyn? Il potere della tenerezza: che cosa c'è di più nobile? Quella che manca a chi uccide in nome di non so quale assurda giustificazione. Quella che ti fa crescere i figli e ti invoglia a sentire il dolore dell'altro e a misurare te stesso in base alle virtù e ai vizi del prossimo. E la dolcezza? Dove la mettiamo? Quella che ti fa amare la vita perché in ogni secondo in lei scopri un battito nascosto, meraviglioso ed effimero, stordente ed incantatore? Quella che fa innamorare di una ragazza dallo sguardo limpido. Quella che ti spinge a guardare i bambini mentre giocano. E la poesia del sorriso? Esiste qualcosa di più prezioso di chi, in questa frenetica corsa e folle, ti sorride, improvvisame...

Basta autocelebrazioni! Viva l'autoironia (e chi sa ridere di sé)

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  Da sempre l'autoironia, per me, è un modo salutare di mettersi in discussione e di non prendersi mai troppo sul serio (dico sempre che bisogna prendere sul serio quello che si fa, non ciò che si è). Spesso mi chiedono come mai rida o sorrida così spesso di me e una volta una persona molto seriosa mi ha anche detto che il mio atteggiamento potrebbe essere indice di insicurezza: se anche fosse, che male c'è ad accogliere e riconoscere tale sentimento umano?  Devo aggiungere che a spingermi a fare largo uso dell'autoironia è anche la profonda noia che mi suscitano i narcisisti, quelli che ci tengono costantemente a dire quanto sono bravi, amati, lodati, straordinari et similia . E che si offendono se non li esalti: per carità. Fra l'altro, le persone più brillanti che ho conosciuto scherzano su di sé, non hanno bisogno di lodarsi. E poi: siamo esseri mortali e finiti, come non sentirsi ridicoli di fronte al tempo che passa e tutto travolge se, tronfi, ci ergiamo a pontif...

Oltremare - Fra incontri e poesie, di Marella Giovannelli

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  La mia stima per Marella Giovannelli conosce la sua eziologia negli anni Novanta quando, in veste di giornalista, venne da noi studenti del Liceo Classico Gramsci di Olbia per un servizio sul "Progetto giovani", in cui Paolo Idini, caro amico di sempre, aveva il ruolo di Deus ex machina. Mi colpì, allora, l'intelligente eleganza di Marella, nonché la sua sensibilità nel raccontare sogni e disagi della mia generazione.  Negli anni che sono seguiti ho avuto più volte la fortuna e il piacere di incontrarla, ho letto e apprezzato la sua raccolta di poesie Il giostraio a riposo e mi ha persino onorato presentando, nel 2017, L'uomo che lottava con i cani , il mio libro più bizzarro e fuori dagli schemi. Per me è stato, quindi, particolarmente emozionante leggere Oltremare - Fra incontri e poesie , la sua ultima fatica letteraria. A quale genere letterario ascriverlo? Abbiamo la prosa, la poesia e la fotografia (amalgamate con gusto). Un poetico libro fotografico? Meglio, ...

Amami e uccidimi

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Amami e sorprendimi. Fallo come solo sanno fare i virologi in Pandemia da Covid-19, quando affermano tutto e il suo contrario: mascherina sì, poi no, poi di nuovo sì; guanti imprescindibili, poi inutili; il virus tornerà, forse no, ma probabilmente sì e verosimilmente no; ci si infetta con le goccioline di saliva, attraverso gli occhi, anche se poi non è così, perché invece lo è, ma potrebbe non esserlo; gli asintomatici infettano? sì, no, dipende, da che mondo e mondo tutto dipende; ci sarà una seconda ondata, ma non ci sarà perché non è sicuro, anche se si è certi che arriverà addirittura la terza, visto e considerando che la prima è un'invenzione dei media, dei poteri forti, di non si sa chi. Amami e confondimi. Come sa fare la miracolata Azzolina, Ministro misterioso ed enigmatico: tutti promossi, no al sei politico, si può bocciare, ma non si può bocciare; la scuola inizierà a settembre, ma non proprio a settembre, a settembre; plexiglas e mascherine, socratiche lezioni ...

Personaggi in cerca d'orrore

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Il geometra dell'ignoto, con il camice bianco. Ti parla, non ti ascolta: c'è il protocollo, c'è il protocollo da applicare. Ti parla e non ti sente: il protocollo lo salverà. L'artigiano conosce le tecniche, potrebbe davvero fare felici migliaia di persone. Ma dimentica che non è un artista: non ha una visione del mondo né della vita. Così non serve a nessuno. Insegue qualche cosa che dovrebbe vedere solo lui, ma è cieco e l'unico brillìo che il sguardo percepisce è quello delle monete d'oro, ferite dal sole. Il ciambellano serve il nulla. Paraninfo invidioso, borioso simpaticone. Questo è lo schifo che vi posso servire, dice. Questo schifo lo devi ingoiare. Finge distacco e allegria. Ma funebre è il suo sentire quando si guarda allo specchio: fantasma di una sconfitta decennale. I convitati del ciambellano del nulla. Atene brucia, Rodi è in fiamme, Sparta piange. Che ci possono fare. Il nulla e lo schifo si devono mangiare. E quanto è noioso quel gi...

Briatore e il Billionaire: Costa Smeralda stuprata

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Agosto 2018, ore 23. Sono in macchina, tra casa mia e il Billionaire; mi ferma un uomo di mezza età, calvo, spiritato. Ha un giubbotto catarifrangente e un arnese che s'illumina per attirare l'attenzione. Mi urla di girare a destra. - Perchè? - Briatore non vuole che nessuno scenda di qui. - Questa strada è pubblica, mica di Briatore. Alla mia risposta il tipo spiritato si altera, mi offende. Io gli rispondo per le rime, vado per la mia strada. Flavio Briatore, uomo di modesto spessore culturale, in evidente affanno nel coordinare anche la più semplice proposizione, ha fatto le cose per bene. Si è circondato di leccapiedi di Arzachena - nani, ballerine, amasi - e fa ciò che vuole. Rilascia stomachevoli interviste ai giornali in cui pontifica sulle corrette strategie del turismo e intanto occupa strade con i suoi scagnozzi da quattro soldi, le utilizza abusivamente come parcheggi, viola costantemente le norme con decibel alle stelle per pompare la sua orribile musi...

"E se non piangi, di che pianger suoli?"

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Come fai a piangere quando la tua squadra del cuore viene eliminata in coppa, quando una canzone struggente rievoca il tuo passato perduto, quando l'ultima puntata della tua serie preferita consegna un commovente epilogo; come fai, quando poi esulti per i morti in mare? Per i porti chiusi ai disperati? Non mi voglio sentire buono, non scrivo questo a tale scopo. Ma per sentirmi umano. Che significa essere clandestini?  Si può essere clandestini della vita? Si può essere stranieri a casa propria? Si può essere stranieri nel mondo? Si può concepire che un problema reale e complesso si possa provare a risolvere tutti insieme? Se Tizio odia Caio, potrà mai un giorno risolvere dei problemi se ha bisogno del suo aiuto? Se Caio ammazza Sempronio e poi piange per la morte del suo gatto che cos'è? Un uomo? Una bestia? Un italiano? Un clandestino? Un terrorista? Un fascista? Un europeo? Un civilizzatore? Un moralizzatore?  Quando dici è finita la pacchia, per chi lo ...

Io sto bene, e tu?

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Mi fermi, mi prendi la mano, cominci a parlare. Io sto bene, e tu? Parli, non sempre senza sapere di che cosa, e poi mi dici che il tempo sta cambiando e non ci sono più le mezze stagioni. Parli, e mentre provo io a farlo continui, alzi il tono e mi lasci a bocca aperta. Io sto bene, e tu? Ti muovi a tuo agio mentre disquisisci di scie chimiche, di politica e di bene comune. Intorno a noi cadono i calcinacci, i topi forse invaderanno presto la città, l'analfabetismo politico dilaga, mi assale, mi assilla. Io sto bene, e tu? Mi chiedi se ho letto, da qualche parte, (su facebook?) la spassosa serie di volgarità di non so quale Carneade illustre. Intorno gente che corre, grida, s'affanna, sbraita con occhi scerpellati, smerigliati, stupefatti da cocaina o dalle malie di uno smartphone. Io sto bene, e tu? Mi viene da vomitare se ritornano nella mia mente Sky, i centri commerciali megagalattici e alienanti, le multinazionali. Il conato cresce se davanti ai...

Dimmi come guardi un film e ti dirò chi sei

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Dimmi come guardi un film e ti dirò chi sei. Meglio ancora: ti dirò quel che siamo, quale immaginario abbiamo accolto e quali rapporti economici e sociali si celano dietro questa 'consapevole' scelta. Il cinema nasce come spettacolo popolare. La sala era, ed è, luogo comunitario, sociale (politico, aggiungo). I film girati per il grande schermo utilizzano, infatti, un linguaggio peculiare. Poi, un bel giorno, arriva la televisione: chi vede un film al cinema e poi se lo ritrova in TV, spesso non lo riconosce. Di conseguenza ecco i film girati ad hoc e serie televisive: logico, si investe nel nuovo mercato. Chi ha provato a seguire un film per la TV proiettato sul grande schermo pare sia rimasto annichilito da tale esperienza. I linguaggi sono troppo differenti. Nel frattempo tutto si velocizza, arriva internet, i cellulari sostituiscono il cervello di alcuni esseri viventi e la produzione di opere audiovisive aumenta, s'ingigantisce, s'innervosisce per...

Gli italiani visti da lontano

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Ecco i punti chiave di una relazione dell'ispettorato dell'immigrazione, anno 1919; luogo: Stati Uniti. Non è sul facile binomio "chi di spada ferisce, di spada perisce" sul quale voglio soffermarmi. Non sull'ironia (tragica) della sorte. Su altro. Divago, come al solito, con la consapevolezza di non aver capito granché sull'esistenza.  Il mio bisnonno emigrò in Australia in cerca di fortuna. Sono, dunque, anch'io migrante; nel sangue, come lo siamo tutti. Rileggendo queste righe offensive con attenzione, però, mi accorgo che c'è del vero: gli italiani di allora erano certamente più bassi e più scuri degli yankee (migranti a loro volta, dopo aver massacrato gli autotoctoni), spesso erano poco puliti perché versavano in miseria e, a volte, si associavano per delinquere (e per proteggersi). Si sprecano le vicende sulle imprese criminali dei mafiosi italiani. Sebbene qualcosa di vero non manchi, ciò non toglie che il documento non mi pia...

Il senso della vita? Esibirsi

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Tutti strangolati dal contesto che ci dovrebbe accogliere quando veniamo al mondo, ma che invece ci impone regole, convenzioni e tutta una sarabanda di non so che (magari anche giuste) necessariamente condizionanti il rapporto tra l'Io e il piacere. Non è che la scoperta dell'acqua calda: alla base della civiltà vi è la repressione dell'Io, altrimenti ancora maggiori sarebbero gli atti di violenza reciproca degli umani. E fin qui va bene. Ma dietro tale tensione positiva del vivere civile (o giù di lì) esistono i terribili effetti collaterali: siamo costretti ad accogliere tutta quella serie di convenzioni evocate poco sopra che nulla di buono hanno, se non quello di standardizzare il pensiero dell'individuo per cercare di adeguarlo il più possibile ai valori che le condizioni storico, geografiche, economiche 'inventano', benedicono e impongono. Anche qui, tutto scontato. Allora vi sono due strade da seguire: l'esibizione da adesione oppure l'e...

Non serviranno quei muri

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Chi scappa dalla guerra e dalla morte non si fermerà di fronte a nuovi muri. Chi annega nel Mediterraneo cercando una vita migliore non resterà ad osservare barricate o divieti. L'unica grande sfida del nostro tempo è capire che il fenomeno va gestito. A chi fugge non possiamo negare un aiuto, ma dobbiamo attrezzarci, rieducare i più disperati, essere pronti a scontrarci con le nostre paure. I migranti possono essere la risorsa che manca all'Europa, sempre più spopolata, vecchia, stanca e digitale. Che lo vogliamo o no la Penisola che chiamiamo Italia è naturalmente e geograficamente destinata a divenire multietnica. Non è un sermone, ma l'inevitabile corso della Storia.