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Dalle fogne al Parlamento?

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  Da fogne e tombini, dal fango e dai vicoli più luridi che ormbreggiano gli angoli della nostre città sono emersi i topi. Enormi, ghignanti, famelici: non hanno più paura di percorrere strade, lambire piazze dal nome altisonante o infiltrarsi lì dove un tempo erano stati cacciati. Pantegane troppo agili per quei vecchi cani macilenti che, cempellanti, provano a stare loro dietro.  I ratti non si fermano, portano l'olezzo del rimosso e banchettano sul tavolo della Storia; si cibano della putrescenza che pensavamo di avere eliminato e che la tronfia virtù dell'ignoranza riabilita. Così gli spettri dell'orrore azzannano e cristallizzano nel sonno l'iride di molti, mentre la tecnologia appronta strumenti e ordigni per la garbata e moderna schiavitù. E fluttuano parole inconsuete (razza, orgoglio, nazione, morte) e ondeggiano e spuntano proprio dove non ti aspetti.  Ma tra cellulari e tribù appassite nell'orrore di scoprirsi fragili e deboli l'invasione continua. Qu...

Il re burattino e la magica polverina

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  Oh, quant'è bello questo re burattino che sin da bambino sognava il comando ed ora che regna, s'affanna, s'indigna, i denti digrigna e poi urla e fa festa così almeno la testa di chi dice:- Basta! - si confonde e dimentica, fra risate ammattite, che tutto si guasta. Oh, quant'è bello questo re burattino che da ragazzino, fra taverne e bicchieri, nel gruppo disfatto, distratto, invocava tremante, con le mani giunte, che l'amica fatina portasse la magica polverina a lui e alla truppa distrutta, già cotta e stracotta da essere marcia. Oh, quant'è bello questo re burattino che danza, balla e si sballa, proclama a gran voce: - Sia fatta la luce! - e la gente affamata, intontita, umiliata applaude e strilla e suona la squilla e la festa continua, continua più mesta. Oh, quant'è bello questo re burattino che la servetta introduce nella notte di pece: per lui sia un vanto quel pianto, lo schianto di chi è più in basso, il canto di chi sa far tacere e che paga per ...

"Sergio Leone: mito e poesia": rassegna stampa.

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  In questa pagina, in continuo aggiornamento, sono inseriti gli articoli più significativi sul mio saggio su Sergio Leone dedicato a mio padre.  Intanto ecco il link della pagina del saggio sul sito della casa editrice Condaghes: https://www.condaghes.it/scheda/978-88-7356-434-8/sergio-leone-mito-e-poesia/it Qui, sebbene presente o ordinabile nelle librerie, il link per l'acquisto online: https://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-7356-434-8&ver=it&ref=con "La Nuova Sardegna", Antonella Usai, 3/7/2025: "Olbia.it", Barbara Curreli, 6/7/2025: https://www.olbia.it/olbia-sergio-leone-e-cera-una-volta-il-west-raccontati-attraverso-le-parole-i-ricordi-e-i-sogni-di-filippo-pace- "Sassari notizie", Redazione, 11/7/2025: https://www.sassarinotizie.com/2025/07/11/esce-sergio-leone-mito-e-poesia-il-nuovo-saggio-di-filippo-pace/ "Logudoro Live", Piera Anna Mutzu, 11/7/2025: https://www.logudorolive.it/sergio-leone-mito-e-poesia-il-nuovo-sagg...

A lei che mi ha incantato

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 La notte, serpentesca nei suoi ghirigori che dilatano e spingono verso il largo, mi ruba gli occhi. Non perché il sonno si fa sovrano della fuga e io mi affanno, cerco, mi alzo e vago. No, non è questo: è nella sua caduta che ripenso a come il tempo mi abbia privato di sorrisi che non posso più vedere.  Abbracci alle ombre.  Corro in un teatro vuoto, corro perché sin da bambino l'aggressività mi guidava per quelle che chiamo strane strade stravagantissime. Corro su quelle scale in legno che tante volte ho visto. Scricchiolano, parlano di inverni perduti, di ragazze che ansano alla porta. Del postino che ti regala biglietti di temerari viaggi. Sul proscenio il sipario nero. Lo stringo, è di velluto. Vorrei strapparlo. Voglio. Bolle di sapone, però, con la cadenza di una di quelle melodie che si cantano ai bambini che si rifiutano di dormire, piovono da chissà dove. Dall'alto? Dal basso? Sbattono sul sipario e diventano stelle, occhi di luce che mi guardano. E se la mia co...

Mi dici che il tempo tornerà da noi

 Mi dici che il tempo tornerà da noi e io mi chiedo come: l'onda si spegne nel silenzio, può rinascere? E la casa, questa casa, mi sembra ancora più grande, immensa, angoli che gridano un passato invaso dall'acqua. E io non ho voce. E il paese è diventato una città sommersa dal mare e brillano le luci, là in fondo. Io cammino sul pontile, guardo, ricordo. Mi dici ancora che Pinocchio si è salvato e io ti credo. Ti ho sempre creduto. Ma muta è la notte e una ballerina, sola, danza e dona alla luna tutto il bene che si prova a dimenticare....

Quando il fumetto faceva paura: la censura contro Pantera bionda (1948-1950)

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 Dopo il ventennio di censura fascista e il termine della Seconda guerra Mondiale, l'Italia, devastata dalla miseria, e allo stesso tempo attraversata da una voglia prepotente di vivere, si deve scontrare con la nuova censura bigotta e perbenista che tendeva a reprimere il desiderio di libertà e qualsiasi critica al mondo borghese. La vicenda del fumetto Pantera Bionda - pubblicato nel 1948 dalla casa editrice A.R.C. di Pasquale Giurleo - non è semplicemente la cronaca di un successo editoriale effimero, ma rappresenta una vera e propria ferita aperta nel tessuto sociale dell’Italia del dopoguerra, un’esplosione di vitalità che andò a collidere frontalmente con la volontà di restaurazione di un intero Paese. In quella giungla di carta e china, creata dal segno di Ingam e dalla penna di Dalmasso, si materializzò una sorta di ritorno del rimosso: il corpo femminile tornava prepotentemente al centro della scena, ma come veicolo di desiderio, forza e autodeterminazione. Pantera Biond...

Ciao Renata, ti volevo bene...

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Non avrei mai voluto ricevere quella telefonata, oggi, una volta uscito da scuola. Non avrei voluto mai sapere che te ne sei andata. Non sai quanto, da bambino, ti ero affezionato e ti volevo bene. Ma sì, in fondo lo sai, lo hai sempre saputo. Nel mio ricordo mi sorridi sempre e poi ridi, scherzi, parli in siciliano con papà. Nel mio ricordo non te ne sei andata, sei là, da qualche parte nel mio passato, l'eterno mio presente.  Quelle estati... Ti ricordi quando guardavamo i mondiali seduti insieme, con il tepore che scivolava dalle stelle, sulle scale di mia nonna? Non sembra vero che si siano rincorsi più di trent'anni, da allora, anni assassini che mi hanno portato via tanto, troppo amore. Non te ne sei andata, sei ancora lì, mentre ridi con noi, mentre reciti con mio padre, mentre sei con Francesca, Michele e Gianfranco. Non potevo non scrivere di te. Ti voglio bene...