Dalle fogne al Parlamento?
Da fogne e tombini, dal fango e dai vicoli più luridi che ormbreggiano gli angoli della nostre città sono emersi i topi. Enormi, ghignanti, famelici: non hanno più paura di percorrere strade, lambire piazze dal nome altisonante o infiltrarsi lì dove un tempo erano stati cacciati. Pantegane troppo agili per quei vecchi cani macilenti che, cempellanti, provano a stare loro dietro. I ratti non si fermano, portano l'olezzo del rimosso e banchettano sul tavolo della Storia; si cibano della putrescenza che pensavamo di avere eliminato e che la tronfia virtù dell'ignoranza riabilita. Così gli spettri dell'orrore azzannano e cristallizzano nel sonno l'iride di molti, mentre la tecnologia appronta strumenti e ordigni per la garbata e moderna schiavitù. E fluttuano parole inconsuete (razza, orgoglio, nazione, morte) e ondeggiano e spuntano proprio dove non ti aspetti. Ma tra cellulari e tribù appassite nell'orrore di scoprirsi fragili e deboli l'invasione continua. Qu...