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Visualizzazione dei post con l'etichetta Malinconia del giullare

A nonna

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 Il ricordo più bello: io ero appena diventato padre. Non sapevo nulla di pannolini e mi arrangiavo come potevo quando rimanevo solo con Sofia. Una mattina ero solo a casa: la mia bambina aveva deciso di fare le cose in grande. Non sapevo dove mettere le mani. Il campanello suonò, andai a chiedere chi fosse e udii la voce di mia madre che mi diceva: - Ti lascio nonna, noi stiamo andando a Sassari. Non appena entrò, mia nonna capì dal profumino che cosa stava accadendo, mi prese Sofia dalle braccia e andò a lavarla e a cambiarla. - Sei fendi tamente troppu - mi disse in gallurese. Stai facendo anche troppo. Un complimento che migliorò la mia autostima.  Quella mattina mi sentii sollevato. Nonna rimase con me e si curò della sua pronipote. La cullò, la fece mangiare e io, ricevuta la patente di bravo padre, alla moda mia mi permisi il lusso di giocare a fare ancora il ragazzo. Peccato non ricordi ogni minuto di quelle ore, però non dimenticherò mai la gratitudine che provai per...

C'è una culla bianca

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  C'è una culla bianca. Dentro, una donna indossa una camicia da notte bianca.  Lo sguardo è già nuvola. La culla è in una stanza che un tempo era lo studio di un uomo che aveva attraversato il mare per portarmi alla vita. E io ero bambino senza saperlo. Lui mi parlava di poesia, lo ascoltavo cantare, recitare. Accarezzavo i suoi libri. Una sera d'estate mi aveva regalato Le avventure di Pinocchio .  In quelle pagine, il mio destino. Ora quella donna, in quella culla, non riesce più a parlarmi. Forse nemmeno mi riconosce. Mia madre la fa bere e mangiare.  E quello studio non c'è più.

La Santa Inquisizione del politicamente corretto

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  La Santa Inquisizione del politicamente corretto si prepara a rieducare tutti noi. Onusti di gloria, i novi homines non perdono occasione di costruire una forma nella quale i più deboli sono tutelati. Apparentemente qualsiasi minoranza ha schiere di difensori che morirebbero per rendere la vetrina sociale presentabile, garbata, pulita. Tutto meraviglioso, insomma: una società che non tutela i deboli e le minoranze è malata nelle sue radici. Lo penso da sempre, oggi ancor più di ieri. Ma c'è qualcosa che non torna. Non abbiamo fatto i conti con il Dio Mercato. Oppure, improvvisamente, sì è fatto da parte? E se addirittura fosse diventato sensibile? Non dico buono - non è possibile - ma se si fosse scoperto meno bestiale? E invece no: il grande regista delle umane miserie non è cambiato. Si è solo raffinato. Ecco allora nei film, nei libri, in ogni 'manifestazione artistica' la sua mano. Il suo pugno di ferro. Ecco, allora, le solite macchiette, nei libri come al cinema, le...

Lettera a Marisol

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  Io ho sempre visto nei tuoi occhi, Marisol, sin dalla prima volta da bambino, la poesia. Avevo accanto mio padre e coltivavo la sensazione che era dalla tua parte che saremmo dovuti stare per cambiare il mondo. Cambiare il mondo… utopia infantile accesa dalla voce di papà - ancora mi risuona nelle orecchie – mentre recita Gozzano e Dante o disegna gli orizzonti di una nuova società più giusta. Ne sono passati di anni, Marisol… Chissà dove sei andata, dopo che lo straniero ti ha liberata restituendoti tuo figlio e tuo marito. Chissà se hai trovato un luogo in cui hai potuto vivere serena, lontana dalla violenza e dalle ingiustizie. Eppure ogni volta che lo rivedo, quello sguardo mi ricorda che cosa voleva dire per me bambino sognare un futuro di uguaglianza e di libertà. E ripenso a mio padre, al professore che non fa ritorno, alla nuova generazione, la mia, che ha fallito il suo appuntamento con la Storia, travolta da cambiamenti che non è riuscita a cavalcare… Ma verranno i no...

Se mi vuoi bene

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  Se mi vuoi bene portami lontano, per un giorno, un'ora o anche meno. Cinque minuti con te valgono più di cinque anni con quella che piagnucolava sempre e che nessuno ha mai rimpianto. Se mi vuoi bene guidami verso orizzonti da colonizzare e non dimenticare di portare le tue danze. Ricordi quando mi hai disegnato e io non riuscivo a riconoscermi? Non era bello ridere per ridere? Se mi vuoi bene strappami da chi vuol farmi lezioni di morale, lo sai che non resisto. Lo sai che mi fa sentire in gabbia e preferisco salire con te sul nostro treno e seguire i binari che lambiscono le colline che sanno il segreto dei boschi. Se mi vuoi bene dammi la mano quando il burattinaio muove i fili e sorride truce o quando in cima sul filo si spengono le luci del circo. Trattieni il respiro insieme a me. Se mi vuoi bene spiega a chi sai che, in fondo, la trasgressione è paura di morire e voglia di vivere più forte, canto selvaggio che non è tradire. Ma cercare quello che tu nascondi per me. Se mi ...

Caro Ciccio

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  - Mi manca lu cucinu Nunzio - mi dicevi ogni volta che ci sentivamo al telefono.  Caro Ciccio, io ti ricordo e ti ricorderò sempre così, come in questa fotografia, mentre sorridi e scherzi con papà, nella tua voce il suono della Sicilia, di quella terra che da bambino ho sempre riconosciuto e amato. E mi accorgo di cercarlo sempre, in ogni angolo di me, quel suono.  Lo ritrovo anche prima di addormentarmi: e Poggioreale rivedo e il paese vecchio, addormentato sulla collina che ancora mi aspetta. Ci aspetta. Altri viaggi e altri sogni, altri mondi e altri volti: a questo ritorno, ora, mentre ti penso e questa primavera avanza. Ma le risate tutti insieme, in Sicilia e in Sardegna, echeggiano in me e quel tempo che non è più rinasce, si rinnova. La tua irresistibile simpatia e la tua ironia sono un dono di cui vado fiero. Al mio matrimonio avevo dedicato a mia moglie due canzoni rock di protesta e appena avevo smesso di cantare, e mentre restituivo la chitarra elettrica al...

Le risposte che non arrivano mai...

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  Ripenso alle tende che la brezza di primavera, un sospiro, faceva ondeggiare. Io osservo da lontano, in questo inverno di pioggia, vento, luci serotine e mi sembra impossibile che non ci sia papà. Quando giugno mi regalava la fine della scuola io ero felice, avevo una sensazione di libertà e nelle mie vene vibrava la gioia perché fantasticavo quali e quante bellezze mi avrebbe portato il futuro. E assaporavo i film, nel pomeriggio, da solo, sentendo, però, la presenza della mia famiglia, nelle altre stanze della casa, della nostra grande casa, e il mio cuore volava alto. Mi rifugiavo, poi, in quello che un tempo era lo studio di papà e leggevo. Leggevo per capire l’uomo e il mondo, per dilatare il tempo e afferrarlo, sconquassarlo e chiedergli le risposte che non ho mai avuto. E così pure nella casa di Monti di Mola, la casa delle estati infinite dell’infanzia, quando il gioco è il senso del vivere. E laggiù, dove il mare del Pevero ha il sapore del ritorno, giocavo, leggevo, gua...

A lei che mi ha incantato

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 La notte, serpentesca nei suoi ghirigori che dilatano e spingono verso il largo, mi ruba gli occhi. Non perché il sonno si fa sovrano della fuga e io mi affanno, cerco, mi alzo e vago. No, non è questo: è nella sua caduta che ripenso a come il tempo mi abbia privato di sorrisi che non posso più vedere.  Abbracci alle ombre.  Corro in un teatro vuoto, corro perché sin da bambino l'aggressività mi guidava per quelle che chiamo strane strade stravagantissime. Corro su quelle scale in legno che tante volte ho visto. Scricchiolano, parlano di inverni perduti, di ragazze che ansano alla porta. Del postino che ti regala biglietti di temerari viaggi. Sul proscenio il sipario nero. Lo stringo, è di velluto. Vorrei strapparlo. Voglio. Bolle di sapone, però, con la cadenza di una di quelle melodie che si cantano ai bambini che si rifiutano di dormire, piovono da chissà dove. Sbattono sul sipario e diventano stelle, occhi di luce che mi guardano. E se la mia corsa dentro la ruota, c...

Mi dici che il tempo tornerà da noi

 Mi dici che il tempo tornerà da noi e io mi chiedo come: l'onda si spegne nel silenzio, può rinascere? E la casa, questa casa, mi sembra ancora più grande, immensa, angoli che gridano un passato invaso dall'acqua. E io non ho voce. E il paese è diventato una città sommersa dal mare e brillano le luci, là in fondo. Io cammino sul pontile, guardo, ricordo. Mi dici ancora che Pinocchio si è salvato e io ti credo. Ti ho sempre creduto. Ma muta è la notte e una ballerina, sola, danza e dona alla luna tutto il bene che si prova a dimenticare....

Ciao Renata, ti volevo bene...

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Non avrei mai voluto ricevere quella telefonata, oggi, una volta uscito da scuola. Non avrei voluto mai sapere che te ne sei andata. Non sai quanto, da bambino, ti ero affezionato e ti volevo bene. Ma sì, in fondo lo sai, lo hai sempre saputo. Nel mio ricordo mi sorridi sempre e poi ridi, scherzi, parli in siciliano con papà. Nel mio ricordo non te ne sei andata, sei là, da qualche parte nel mio passato, l'eterno mio presente.  Quelle estati... Ti ricordi quando guardavamo i mondiali seduti insieme, con il tepore che scivolava dalle stelle, sulle scale di mia nonna? Non sembra vero che si siano rincorsi più di trent'anni, da allora, anni assassini che mi hanno portato via tanto, troppo amore. Non te ne sei andata, sei ancora lì, mentre ridi con noi, mentre reciti con mio padre, mentre sei con Francesca, Michele e Gianfranco. Non potevo non scrivere di te. Ti voglio bene...

C'era una volta Claudia Cardinale

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  La prima volta che la vidi ero bambino: in bianco e nero, imbronciata eppure così irresistibile, era la Carmela de I soliti ignoti del mai troppo rimpianto Mario Monicelli.  Claudia Cardinale aveva qualcosa di stregonesco sospeso tra malinconia e sensualità; labbra tinte d'impudichi rimpianti, era la giovinezza e l'urto della vita. Per me, di una vita quale autostrada infinita di gioie, scoperte, piaceri. Poi sarebbe diventata il mio sogno, lentamente, crescendo, dopo averla vista, capita e sentita nel grandioso C'era una volta il West , del mio Sergio Leone. Per sempre la musica di Morricone nella memoria si sarebbe intrecciata al suo arrivo alla stazione: la promessa di un piacere che non si sarebbe mai potuto volgere in dolore , come scrive Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo . Eppoi a lei che guerreggia nel letto con il sadico Frank oppure alla fine, quando aspetta che Armonica le dica qualcosa e che si fermi con lei. L'avrei vista trasformarsi via via in Angelica ...

Il bacio della notte

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  Questa notte, dopo il risveglio poco prima dell'una, ho vagato nel buio. Poi ho sognato Argo, il mio cane regalatomi da papà nell'estate del 2000, che fuggiva dalla mia casa al mare. E lo chiamavo, era sera, o notte, forse; avevo paura che non tornasse più. Ad un tratto l'ho visto in lontananza e ho urlato e la mia voce, sorella del fuoco e del dolore compagna, continuava a ripetere quel nome, Argo, in un terremoto di fiamme. Argo, come si squarta l'innocenza? Tu che non l'hai mai persa, tu che non hai mai saputo. Argo, Gilda, Ulisse, Jack, Virgola e Bobo: i miei cani, compagni di giochi e di corse nei campi, custodi di segreti. Un altro tempo, un altro mondo. Il bacio della notte, per il mio sangue, si fa incandescente vertigine, ondate di sussulti: - Vieni - sembra sussurrino - vieni... Un altro tempo, un'altra luna. Il bacio si tinge d'amaranto, rubino su rubino per tacitare i pensieri. E nel sogno, quello che si perde...

Raccontami il mare

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Non so come sia capitato quaggiù. La stanza è grande, colorata e io sento una bellissima musica: è un sassofono che mi rassicura e mi invita ad andare, a cercare, a non fermarmi mai. Che allegre queste mattonelle a quadri rossi, verdi, azzurri, gialli. Chi sa chi ha pensato questo luogo così piacevole e strano... Il sassofono mi dice vai, guarda che oltre quella porta c'è qualcosa di bello, non avere paura, non lasci niente e nessuno, ritrovi soltanto quello che ti piace, quello che sei stato e che, nonostante tutto, continui ad essere: un sognatore. Non ci puoi fare niente, mi suggerisce quella melodia, se a volte il grigio intorno ti soffoca, se sembra che ti tolga ogni certezza per consegnarti al nulla della morte, non è colpa tua se da sempre, da quando eri bambino, ami incantarti, fantasticare, ascoltare e raccontare storie. E se il sassofono fosse nella mia testa? Vado, cullato da quella promessa di bellezza, e penso ai miei figli, al giorno in cui sono nati e li ho presi in ...

La mia sirena

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La mia sirena non ha età, non ha nome. Mi aspetta, stanca di sole, fra gli scogli di quell'isola che so. Ascolta il suono del mare e non ricorda nulla: chissà, forse per questo quando sorride non sembra felice, ma solo innocente, immortale. Lei mi aspetta, anche se dimentica sente che sbando, che prima o poi ritornerò da lei. Per un giorno, un'ora, un secondo. O per sempre, che poi, in fondo, non fa tanta differenza, il tempo non esiste, è solo movimento a largo, onda su onda, mare aperto, nessun bisogno di sognare. Lei sa che mi tradirà sempre. Ed è per questo che non potrò fare a meno di lei, del mio errore. Sa che ho due figli che amo infinitamente: sorride. Mi sfiora la fronte con due dita, contenta.  Le dico della mia ferita che non si può rimarginare, tace, non può fare nulla, se non donarmi la sua solitaria voluttà. Non ha manuali da leggermi, la luna le ha accecato la memoria e sa benedire quel mio vecchio vizio. Quando precipito laggiù per la tempesta ...

Cipro

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Cipro è come una ragazza fascinosa, stanca dei suoi tanti amanti, con le carni abbrunite dal sole e il sorriso di chi ha provato spesso il piacere di essere posseduta, l'abbandono di esser stata travolta nel crepuscolo di un autunno senza fine. Incupita dalla sua sensualità, irredimibile nel lento lambire delle onde i suoi fianchi smemoranti. Io ci sono stato, a Cipro, in quella terra in cui le ragazze avevano il sapore buono della partenza e nello sguardo le macchie dell'addio. Isola di memorie, divinità dismesse, pregiati mercati di stracci, ancora vivi nelle urla di imbonitori mesti, affranti, spenti . Quanti anni son passati... troppi volti persi per sempre. E chissà quanto abbracci il tempo mi ha costretto a tradire. Io mi sono perduto, a Cipro,  davvero non sai quanto, ma la nave doveva partire, il capitano dava spiegazioni sulla rotta che ognuno poteva sognare di possedere ma io ho con la nostalgia dell'infanzia un conto aperto che nessun sapiente raz...

Da quella discesa laggiù

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- Credo che io debba ricominciare dalla campagna. - In che senso? - Da quella discesa laggiù, con mio nonno, le mucche portate in fune, l'odore di fieno e di verità. - La solita ricerca di innocenza, o no? - Non credo. Molto di più, molto di meno. - Vago, evasivo. - Chissà. Pavese faceva dire ad un suo personaggio che la terra era come la donna, bisognava capirla, aveva le sue lune. Oggi, in campagna, in questa domenica di fine settembre, mi ritornava in testa questa frase. E mio nonno. Il suo cappello. - Il mare all'estate, la campagna all'autunno. Giusto? - Giusto. Anche se non così schematico. Contano tanto anche le foglie gialle, le frenesie autunnali, l'attesa di una nuova nascita. I tordi, i merli, i funghi. Il cane. - Hai avuto tanti cani, ricordo male? - Sempre troppo pochi, per me che li ricordo. - Dimmi i nomi... - Virgola, Bobo, Jack, Gilda, Argo, Ulisse. - Gli ultimi addirittura omerici. - Al mito non c'è scampo. Come al wes...

Ti ho chiesto di venirmi a trovare nei sogni

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 Ti ho chiesto di venirmi a trovare nei sogni e ogni tanto lo fai. Spesso sorridi, sei come ti vedevo vent'anni fa e stai bene. Io ti chiamo, ti chiamo forte e nel sogno sento che ho paura che l'immagine svanisca. Ti chiamo come qualcosa che per sempre si è perduto e in ogni sospiro e azione si ritrova. Io sono cambiato, lo sai? Non leggo più nulla di cinema, non so quali film siano in uscita. Ho abbandonato i fumetti e non ho voglia di leggere romanzi. Mi concentro, però, come sempre sulla critica letteraria ed è ai classici (ai siciliani tanto) che è rivolta la mia attenzione. E la musica rock mi aiuta, però mi fa provare una nostalgia senza confini di quand'ero ragazzo e c'eri tu. Solo ora capisco che eri tu a permettermi il lusso di poter essere così: indolente e bizzarro, irriverente e trasognato. Nella bara quasi non ti guardavo, non ti ho toccato le mani né la fronte e sempre il calore del tuo corpo è uno dei ricordi che mi accompagnano. Non sai quante volte risu...

Nella notte il tuo canto

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  Sono le cinque del mattino. La notte si prepara ad essere un ricordo: l'ora peggiore, per me, è tra mezzanotte e le due, se mi sveglio in quell'intervallo di tempo so che non sarà piacevole.  Mi alzo, mi muovo nel buio ed ecco il canto di mio padre. Lo sento nitido, lo rivivo come se fossi tornato indietro di tanti anni. Ho in testa una canzone napoletana ironica che ben lo rappresentava.  Dio mio, non sembra vero. Mi affaccio alla finestra: il nero dei tetti, laggiù, mi stordisce. Riprendo a camminare. E la melodia non si ferma, eco di una vita perduta che continua dentro di me, negli occhi dei miei figli, nel loro sogno di futuro. La primavera mi assale con i suoi graffi, ma questa volta nessuna ebrezza ad addolcire la stagione. Altri giorni, altre primavere, altre immagini s'inseguono, s'accavallano, si confondono nella mia mente. Io e mio padre andiamo con il cane per la campagna. Il verde nei nostri passi. Il profumo silenzioso del vento. E intanto il canto è nel...

Ricordo di Martine Frey

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Apprendo oggi con grande dispiacere della scomparsa della giornalista Martine Frey. Era donna donna di grande garbo, sensibilità, intelligenza e simpatia. Dopo aver presentato il mio secondo romanzo C'era una volta la Rivoluzione " eravamo diventati amici. Ci capivamo perché entrambi giocavamo a essere ironici e a non prenderci troppo sul serio. L'ultima volta che ci siamo sentiti è stato due anni fa. Lei mi aveva chiamato per congratularsi per il mio ultimo libro, Raccontami ancora quell'ultima estate , e poi avevamo chiacchierato a lungo di scuola, di scrittura e mi aveva chiesto consigli per la sua adorata nipotina che frequentava le scuole Medie. Ricordo poi che mi aveva passato al telefono anche sua figlia. Ci mancherai, Martine, ma non ti dimenticheremo. Con Martine, durante la presentazione alla biblioteca Simpliciana, gennaio 2014. Ho avuto l'onore e il piacere di essere letto da lei. Avevo chiesto proprio che leggesse lei un passo a sua scelta del mio libe...

Il mio nuovo libercolo è all'orizzonte

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  Non avrei mai pensato che il pdf del mio nuovo libercolo mi sarebbe arrivato ieri, domenica delle palme. Festeggiavo il compleanno di mio nipote Giovanni (già dieci anni, mi sembra appena qualche mese che è venuto al mondo...) e nella mente avevo ancora il sogno mattutino: incontravo papà che, con signor Vito, usciva dal cancello di casa. Ero felice di vederlo. Sorrideva e mi diceva che stava bene. Aveva una camicia bianca e una giacca nera. Che nostalgia. Oggi ho portato la mia classe ad un incontro per la sensibilizzazione contro la mafia. Ho visto i resti di una vettura della scorta di Falcone dopo l'attentato di Capaci. Rimani senza fiato quando le immagini sono vere, non filtrate dalla televisione. Poi, al Museo Archeologico, ha parlato la vedova Montinaro, moglie di uno dei giovani poliziotti rimasti uccisi nella strage. Che grinta quella donna. E quanto dolore. Ho pensato alla linea della palma descritta di Sciascia: papà me ne parlava sempre sin da quando ero piccolo. La ...