Sarò il tuo giullare

Siedo nei luoghi della mia infanzia.
Guardo la casa dell' estate e del ritorno, mentre una Bruna atletica, con i capelli riuniti in una coda, passa di fronte a me e mi sorride. Mostra l' addome e il risultato della palestra. Vorrei ricambiare lo sguardo, ma due mosche mi tormentano e il loro correre sul naso e le labbra rende assai difficoltoso e prosaico il mio approccio galante.
-Vorrei dire delle mosche quel che si dice del fumo - esclamo, scacciando via le bestiacce che mi ronzano intorno.
-Cioè? - chiede lei, la voce roca.
-Che le mosche vanno dai belli... sappiamo bene dove sono solite calarsi, invece - replico, invitandola a sedere con me.
Lei ride: - Hai un modo poco ortodosso di corteggiare una - si accomoda e condividiamo le mosche, fra sguardi complici e reciproci complimenti. Ha trentacinque anni, insegna Pilates e adora la frutta. Il suo sessappiglio ha un che di capriccioso.
Le dico che il 18 luglio compirò, se Dio vuole, 49 anni e mi blandisce assicurandomi che per via dalla pelle del viso e delle braccia toniche non me ne avrebbe dato più di 48.
Ora i ronzii sembrano violini innamorati: accostiamo le nostre bocche e il bacio è lungo.
L'incanto non si rompe nemmeno quando, per starle più vicino, dondolo sedia e cado, viziato da quella voluttà, tanto per usare un termine che piace ai poeti.
La bruna mi osserva, si aggiusta una ciocca di capelli e asserisce che anche lungo disteso sul pavimento non perdo le mie attrattive.
Mi prende poi per mano, mi fa salire sulla sua auto bollente per il sole.
Le sussurro: - Sarò il tuo giullare.
E andiamo, inseguendo la linea dell' orizzonte, per arrivare fin dove non posso raccontare...


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