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Visualizzazione dei post con l'etichetta Scrivere per il cinema

Rêverie

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EST.TEATRO GIORNO Siamo all’esterno di un teatro. C’è una locandina in primo piano che si riferisce alle prove di una rappresentazione che ha anche a che fare col cinema. La ripresa si allarga per mettere a fuoco una pistola, poi il viso di un uomo dall’aria per niente rassicurante, con un cappello in testa ed un impermeabile scuro. L’inquadratura si allarga fino a mostrarci che non è solo, ma in compagnia di altri due malintenzionati come lui, armati di mitra. Sembrano dei gangster usciti dal "Padrino" o da "C’era una volta in America" Sono, in fondo, tre fantasmi del cinema del passato che ritornano per uccidere. L’uomo con la pistola è il capo, lo capiamo perchè con un cenno invita i suoi compagni a entrare. Tutti e tre varcano la soglia del teatro. INT.TEATRO GIORNO I tre killer camminano lentamente e si dirigono verso la platea. In platea non c’è pubblico, solo due persone sedute in prima fila. Possono essere il regista e il suo collaboratore, d...

I primi due/tre minuti

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EST.giorno prateria Fucile in primo piano, caricato per sparare. Pistola in primo piano, il grilletto che viene alzato. Altro fucile caricato in primo piano. Altra pistola, questa volta estratta dal cinturone. Sette/otto primi piani su armi da fuoco pronte a regalare piombo. Cominciano i titoli di testa. Una diligenza ferma, i sei viaggiatori a terra con le mani alzate. Tre uomini e tre donne atterriti, tremanti, le fronti aggrottate. Il postiglione e il suo compagno  sono immobili, sudati e impolverati. Uno tiene le briglie, l'altro il fucile. Sono molto nervosi, uno si morde le labbra, l'altro butta più volte lo sguardo al suo fucile poi sbarra gli occhi, scuote appena il capo, abbassa il fucile, poi lo lascia cadere a terra. I sei passeggeri con le mani alzate: ben vestiti, abiti cittadini. C'è una donna robusta, fra loro, con i boccoli biondi che respira affannosamente. La macchina da presa si sposta indietro e lasc...

Cerco Eve (per un grande e folle progetto)

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Dietro le sbarre sembrava una colomba ferita. Eve suonava l’armonica seduta sulla branda: gambe incrociate, schiena al muro. Le solite quattro note; sempre quelle. Un tempo promessa di giovinezza immutabile, ora solo elegia. Nostalgia, Eve? Di che cosa? Della libertà del Branco? Delle scorribande notturne, lassù, nel Pueblo nascosto? Degli assalti a banche e a diligenze? Oppure di Joe, del suo folle sogno? Il suo carisma, la sua ingenuità: non ci prenderanno mai, diceva sempre. Sì, non ci fermerà nessuno. E invece il Branco macellato in pochi minuti! Quell’attacco al treno si era trasformato in un uragano di piombo: e da tutte le parti gli amici di sempre erano caduti nella polvere e l’avevano arrossata di sangue. Oppure pensi ad Erik? Ti manca la sua lucida determinazione? Il suo coraggio di portare nel vostro sogno la realtà? Innamorarsi di un Pinkerton! Bella fregatura. Lasciare l’amore per il nemico: brutta storia. Lo sceriffo puliva i fucili, riordinava la sua scrivania. E...

Forse in mare...

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Scena 43 Esterno Giorno - Molo Abejeide guarda il mare, seduto su una bitta del molo. Ha i gomiti appoggiati alle ginocchia, la schiena curva, le dita intrecciate. Il rumore del mare. Lo sguardo nostalgico del ragazzo di colore. Ancora lo sciacquio dell'acqua, sempre più forte. Abejeide si alza, senza nessuna fretta, e cammina. Le sue spalle sono appena incurvate. Ora le mani sono in tasca e il suono di una fisarmonica gli giunge agli orecchi. E' una melodia che richiama qualcosa di perduto, una specie di vecchia canzone popolare un po' distorta, quasi dissonante. Abejeide si volta alla sua destra e vede una coppia che danza al suono di quella strana ballata, con decisione. Si tratta di un uomo e di una donna: lei è più grande di lui, ha vestiti che sembrano appena logori, qualche ciocca di capelli bianchi, il viso dal trucco disfatto (forse dalle lacrime?), aria appena severa. Lui è quasi elegante, ben pettinato, negli occhi una carica di ebbrezza...