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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cinema

"Sergio Leone: mito e poesia": rassegna stampa.

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  In questa pagina, in continuo aggiornamento, sono inseriti gli articoli più significativi sul mio saggio su Sergio Leone dedicato a mio padre.  Intanto ecco il link della pagina del saggio sul sito della casa editrice Condaghes: https://www.condaghes.it/scheda/978-88-7356-434-8/sergio-leone-mito-e-poesia/it Qui, sebbene presente o ordinabile nelle librerie, il link per l'acquisto online: https://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-7356-434-8&ver=it&ref=con "La Nuova Sardegna", Antonella Usai, 3/7/2025: "Olbia.it", Barbara Curreli, 6/7/2025: https://www.olbia.it/olbia-sergio-leone-e-cera-una-volta-il-west-raccontati-attraverso-le-parole-i-ricordi-e-i-sogni-di-filippo-pace- "Sassari notizie", Redazione, 11/7/2025: https://www.sassarinotizie.com/2025/07/11/esce-sergio-leone-mito-e-poesia-il-nuovo-saggio-di-filippo-pace/ "Logudoro Live", Piera Anna Mutzu, 11/7/2025: https://www.logudorolive.it/sergio-leone-mito-e-poesia-il-nuovo-sagg...

Lettera a Marisol

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  Io ho sempre visto nei tuoi occhi, Marisol, sin dalla prima volta da bambino, la poesia. Avevo accanto mio padre e coltivavo la sensazione che era dalla tua parte che saremmo dovuti stare per cambiare il mondo. Cambiare il mondo… utopia infantile accesa dalla voce di papà - ancora mi risuona nelle orecchie – mentre recita Gozzano e Dante o disegna gli orizzonti di una nuova società più giusta. Ne sono passati di anni, Marisol… Chissà dove sei andata, dopo che lo straniero ti ha liberata restituendoti tuo figlio e tuo marito. Chissà se hai trovato un luogo in cui hai potuto vivere serena, lontana dalla violenza e dalle ingiustizie. Eppure ogni volta che lo rivedo, quello sguardo mi ricorda che cosa voleva dire per me bambino sognare un futuro di uguaglianza e di libertà. E ripenso a mio padre, al professore che non fa ritorno, alla nuova generazione, la mia, che ha fallito il suo appuntamento con la Storia, travolta da cambiamenti che non è riuscita a cavalcare… Ma verranno i no...

In Argentina e in Francia "Sergio Leone mito e poesia" si studia all'università

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Argentina: Universidad de Buenos Aires (UBA) Modulo: Estética (Cátedra García) presso la Facultad de Filosofía y Letras. Periodo: Agosto - Dicembre 2026 (secondo semestre). Sergio Leone mito e poesia è stato inserito come Bibliografia complementaria obbligatoria  per l'unità dedicata alla Rifunzionalizzazione del Mito nella Contemporaneità . L'UBA ha acquisito la licenza digitale proprio per garantire che gli studenti del corso possano leggere i capitoli centrali senza dover acquistare il libro (molto costoso per il mercato argentino: mi conferma l'editore che un solo libro avrebbe cinquanta euro di spese di spedizione). Francia: Université Lumière Lyon 2 Modulo: Esthétique du Western / Histoire des formes filmiques . Periodo: Febbraio - Giugno 2026 (Il secondo semestre francese è in corso ). Nella bibliografia d'esame (il cosiddetto Syllabus ) Sergio Leone: mito e poesia è indicato per la sezione Teoria dell'oralità e dello sguardo .

Il cinema fascista e la censura

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  La politica cinematografica del fascismo non si esaurì in una semplice attività di censura repressiva, ma si strutturò come un sofisticato progetto di egemonia culturale che mirava a trasformare l'Italia in una potenza industriale della decima musa. Sotto la guida di Luigi Freddi, la Direzione Generale per la Cinematografia promosse il passaggio da un cinema artigianale a uno di Stato, culminato con l'inaugurazione di Cinecittà nel 1937, concepita come una "città del cinema" all'avanguardia in grado di competere con i modelli d'oltreoceano. Il controllo del regime operava su due binari paralleli: da un lato, l'obbligatorietà dei cinegiornali dell'Istituto LUCE imponeva la cronaca ufficiale del potere prima di ogni proiezione; dall'altro, il Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) esercitava una sorveglianza capillare sulle sceneggiature per eliminare ogni traccia di realismo critico, povertà o devianza sociale, favorendo una narrazione asett...

Acquisizioni università straniere di "Sergio Leone: mito e poesia"

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 Il mio saggio Il romanzo esistenzialista del Secondo Novecento italiano è stato acquisito da tantissime università europee e americane ed è studiato nel corso di Letteratura italiana presso l'Università di Bucarest ininterrottamente da dieci anni; tuttavia il libro della vita è il saggio su Sergio Leone dedicato a mio padre ed è per questo che terrò un elenco aggiornato delle varie acquisizioni di questo testo. Tutto quello che ho scritto prima non vale nulla in confronto al valore esistenziale che per me ha questa pubblicazione. Ecco l'elenco delle acquisizioni (in aggiornamento): Harvard University Yale University Library Princeton University Library University of Michigan University of Chicago Library Columbia 

Intervista a Tottus in Pari

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C'era una volta Claudia Cardinale

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  La prima volta che la vidi ero bambino: in bianco e nero, imbronciata eppure così irresistibile, era la Carmela de I soliti ignoti del mai troppo rimpianto Mario Monicelli.  Claudia Cardinale aveva qualcosa di stregonesco sospeso tra malinconia e sensualità; labbra tinte d'impudichi rimpianti, era la giovinezza e l'urto della vita. Per me, di una vita quale autostrada infinita di gioie, scoperte, piaceri. Poi sarebbe diventata il mio sogno, lentamente, crescendo, dopo averla vista, capita e sentita nel grandioso C'era una volta il West , del mio Sergio Leone. Per sempre la musica di Morricone nella memoria si sarebbe intrecciata al suo arrivo alla stazione: la promessa di un piacere che non si sarebbe mai potuto volgere in dolore , come scrive Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo . Eppoi a lei che guerreggia nel letto con il sadico Frank oppure alla fine, quando aspetta che Armonica le dica qualcosa e che si fermi con lei. L'avrei vista trasformarsi via via in Angelica ...

Sergio Leone: mito e poesia

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Scrissi una pagina - una sola - in cui ragionavo sulla rappresentazione dei cattivi nel cinema di Sergio Leone. Era il 2013, un giorno in cui mio padre aveva un esame importante a Sassari e io, che di solito lo accompagnavo, ero dovuto rimanere a casa a tenere la mia piccola Sofia. Quella pagina era la mia reazione all'idea della malattia (implicitamente anche della morte) di mio padre. Un modo per ritornare indietro nel tempo quando, da bambino prima e da ragazzo poi, guardavo con lui i film e quelli del grande regista romano in particolare. La mia fascinazione per la favola e il mito sono anche il frutto del mio rapporto con papà, da sempre guida, faro illuminante, modello. Anzi, solo ora capisco che potevo permettermi di essere così indolente e bizzarro, sopra le righe o trasognato perché era la sua presenza che mi rassicurava. Ho sempre, in fondo, coltivato l'idea di girare un western per sentirmi in piena simbiosi con mio padre. Circa un anno fa, mi pare, forse un po' ...

La stranezza di Roberto Andò: la forza vitale della creatività vince la morte.

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Segnalo una buona occasione per ritornare al cinema e per vedere un film italiano. La stranezza di Roberto Andò è ciò che, a mio avviso, dovrebbe essere la settima arte: la compenetrazione tra alto e popolare, sintesi tra le ambizioni dell'autore e la necessità di intrattenere senza mai banalizzare. Chi scrive, infatti, ritiene che l'arte può avere ancora un potere rivoluzionario solo se interviene sull'immaginario collettivo e se diventa, quindi, fruibile per il più alto numero possibile di persone. Non invento certo nulla di nuovo, anzi, semmai appaio retrò perché tali considerazioni si portano necessariamente dietro la rivalutazione di critici e mediatori culturali (esautorati dal cretinismo dei social network e dalla dirompenza di un certo qualunquismo) ai quali assegno ancora, donchisciottescamente, il ruolo di fondamentali educatori alla bellezza e al sogno.  Bando alle lungaggini: il film  racconta  dell'ossessione di Pirandello (Servillo, sobrio, alieno da quals...

Assassinio sul Nilo

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"Assassinio sul Nilo" di Kenneth Branagh riesce a essere inferiore al precedente "Assassinio sull'Orient Express (di per sé non indimenticabile) e ne estremizza tutti i difetti: il terrore di annoiare lo spettatore con il ragionamento (che porta a movimenti di macchina spesso inutili) durante gli interrogatori; l'adesione ipocrita al politicamente corretto (in nome del mercato, ovviamente, per non scontentare nessuno e avere un bacino di 'utenza' maggiore) con l'aggiunta di una coppia di donne omosessuali e il pretestuoso coinvolgimento di altre etnie con strumentali velleità antirazzistiche: niente di tutto ciò era presente nel libro della Christie ma si sa, il potere del denaro sa spingere verso ammodernamenti di facciata; soprattutto un Poirot ingombrante, nel tentativo di dare spessore tragico alla sua maschera. L'investigatore belga è monodimensionale, bidimensionale quando va bene nei libri della buona Agatha: il suo è un personaggio funzion...

Pinocchio di Matteo Garrone: straniante metafisica dell'oggi.

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Matteo Garrone rilegge la favola di Collodi restituendole sia la sua dimensione ancorata al mondo contadino della Toscana post unitaria che il coté cupo e inquietante che caratterizzava alcuni passi delle Avventure di Pinocchio (la bambina morta nella casina bianca; gli assassini che impiccano il burattino senza fili). E da un autore come Garrone ci si deve aspettare proprio quello che fa: tradire la favola. Come? Accentuandone i toni ferali e luttuosi e sostanziando le immagini attraverso una particolare diottria mortuaria che sfocia, a volte, nel macabro. Attraverso inquadrature che esaltano la profondità di campo emerge il vuoto di spazi che fagocitano in una tensione metafisica che via via appesantisce la visione del film. Sì, è vero che Garrone fa bene a non sottomettersi ad un mero (e acritico) approccio calligrafico o ad una meccanica messa in scena, ma ciò non toglie che la sua riuscita sintesi di istanze commerciali con quelle autoriali rischia di deludere chi, come il s...

Dimmi come guardi un film e ti dirò chi sei

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Dimmi come guardi un film e ti dirò chi sei. Meglio ancora: ti dirò quel che siamo, quale immaginario abbiamo accolto e quali rapporti economici e sociali si celano dietro questa 'consapevole' scelta. Il cinema nasce come spettacolo popolare. La sala era, ed è, luogo comunitario, sociale (politico, aggiungo). I film girati per il grande schermo utilizzano, infatti, un linguaggio peculiare. Poi, un bel giorno, arriva la televisione: chi vede un film al cinema e poi se lo ritrova in TV, spesso non lo riconosce. Di conseguenza ecco i film girati ad hoc e serie televisive: logico, si investe nel nuovo mercato. Chi ha provato a seguire un film per la TV proiettato sul grande schermo pare sia rimasto annichilito da tale esperienza. I linguaggi sono troppo differenti. Nel frattempo tutto si velocizza, arriva internet, i cellulari sostituiscono il cervello di alcuni esseri viventi e la produzione di opere audiovisive aumenta, s'ingigantisce, s'innervosisce per...

Sarà dolce per noi

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Nel dogmatismo degli stereotipi ci si può (ci si deve?) esercitare. Dirò di più, lo stereotipo (al cinema, nei romanzi) quando non è subito, ma 'preso di petto' è assai divertente. Il che non significa abbandonarsi ai luoghi comuni, al contrario: lo sguardo deve (per chi scrive, ovvio: non detengo verità) essere sempre altro, iconoclasta, magari. E la trama? Un pretesto, o poco più: un 'significante', non necessariamente un significato.  Detto ciò, Sarà dolce per noi è quello che è: un esperimento, in attesa di altro (che, come si suol dire, è in fase di costruzione).  Sicuramente è lontano da quanto premesso poco sopra. Pubblico di seguito il link, per soddisfare la curiosità di chi mi chiede: - Dove posso vederlo? I quattro che vedete qua sotto hanno, indubbiamente, il loro carisma. https://www.youtube.com/watch?v=8oMhhnyDnTE continua...

Pirandello: l'immagine, il cinema.

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A centocinquant'anni dalla nascita di Luigi Pirandello mi viene in mente che fu uno dei primi a rendersi conto di quanto il cinema avrebbe cambiato e trasformato qualsiasi approccio all'arte e al suo sistema complessivo. L'idea che uno schermo bianco accolga delle illusorie ombre rimanda, per analogia, al teatrino di altre ombre, quelle cinesi, che in C'era una volta in America, oltre ad avere una specificità metonimica all'interno della diegesi, diventano simbolo, se non essenza stessa, del cinema. Nel 1916, con I quaderni di Serafino Gubbio operatore ( allora intitolato ancora Si gira) , coglie con lungimiranza eccezionale questo aspetto. Anche Walter Benjamin non si perita nel suo celebre saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica di citare   proprio I Quaderni del figlio del Kaos. Pirandello non amava il cinema parlato, capiva perfettamente che tale nuova forma d'arte era nata dall'immagine e nell'imma...

Cerco Eve (per un grande e folle progetto)

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Dietro le sbarre sembrava una colomba ferita. Eve suonava l’armonica seduta sulla branda: gambe incrociate, schiena al muro. Le solite quattro note; sempre quelle. Un tempo promessa di giovinezza immutabile, ora solo elegia. Nostalgia, Eve? Di che cosa? Della libertà del Branco? Delle scorribande notturne, lassù, nel Pueblo nascosto? Degli assalti a banche e a diligenze? Oppure di Joe, del suo folle sogno? Il suo carisma, la sua ingenuità: non ci prenderanno mai, diceva sempre. Sì, non ci fermerà nessuno. E invece il Branco macellato in pochi minuti! Quell’attacco al treno si era trasformato in un uragano di piombo: e da tutte le parti gli amici di sempre erano caduti nella polvere e l’avevano arrossata di sangue. Oppure pensi ad Erik? Ti manca la sua lucida determinazione? Il suo coraggio di portare nel vostro sogno la realtà? Innamorarsi di un Pinkerton! Bella fregatura. Lasciare l’amore per il nemico: brutta storia. Lo sceriffo puliva i fucili, riordinava la sua scrivania. E...

I magnifici sette al cinema a settembre nel remake

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Sono passati cinquantasei anni dall'uscita de I magnifici sette con Yul Brynner, Charles Bronson, Steve Mcqueen, Eli Wallach, James Coburn e compagnia. Diretto da Antoine Fuqua, il remake arriverà nei cinema italiani il 29 settembre. Il cast è composto da attori già molto famosi (nel film del 1960 non era così, il solo Brynner era la stella, gli altri poco più che sconosciuti) fra i quali spiccano i nomi di Denzel Washington, Vincent d'Onofrio, Chris Pratt, Ethan Hawke. I nuovi magnifici sette hanno un taglio multietnico e questa volta non dovranno liberare nessun paese messicano dai banditi; il tutto si sposta in una città mineraria. Il film del 1960 si prestava anche ad una lettura politica: si poteva facilmente accostarlo agli ideali rivoluzionari comunisti, ma paradossalmente a temerne gli effetti fu proprio l'URSS, che ne vietò per po' la circolazione. Ecco il link del trailer. https://www.youtube.com/watch?v=SEB-Vdk4dpE

Gianni Langiu e i suoi Lucignoli nel vento

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Non si può ingannare il tempo, né eludere un nuovo inverno, il freddo che congela per sempre la primavera perduta nella sua morsa di ghiaccio. E forse se fosse possibile, non sarebbe neanche giusto. Ma il tempo lo si può raccontare, rappresentare, trasfigurare come fa il mio amico regista Gianni Langiu che riadatta  liberamente un racconto di Sandro Chiappori  (vincitore del premio Logudoro 2015) e gira il corto Lughinzos in su bentu (lucignoli nel vento)  mostrando padronanza del mezzo e una sempre maggiore consapevolezza tecnica. La storia di un padre che abbandona sua figlia diviene un nostos conoscitivo: quarant'anni sono tanti, di inverni ne sono seguiti parecchi; il treno che va, il mare immobile, la bambina sulla spiaggia, la donna alla finestra, il dialogo incessante, tutto diviene simbologia dell'abbandono e ricomposizione catartica (magari solo sognata) del trauma primigenio. Gianni Langiu si avvale di una espressiva Maria Antonietta Pirrigheddu e trova ...