Caro Ciccio

 - Mi manca lu cucinu Nunzio - mi dicevi ogni volta che ci sentivamo al telefono. 



Caro Ciccio, io ti ricordo e ti ricorderò sempre così, come in questa fotografia, mentre sorridi e scherzi con papà, nella tua voce il suono della Sicilia, di quella terra che da bambino ho sempre riconosciuto e amato. E mi accorgo di cercarlo sempre, in ogni angolo di me, quel suono. 

Lo ritrovo anche prima di addormentarmi: e Poggioreale rivedo e il paese vecchio, addormentato sulla collina che ancora mi aspetta. Ci aspetta.

Altri viaggi e altri sogni, altri mondi e altri volti: a questo ritorno, ora, mentre ti penso e questa primavera avanza.

Ma le risate tutti insieme, in Sicilia e in Sardegna, echeggiano in me e quel tempo che non è più rinasce, si rinnova.

La tua irresistibile simpatia e la tua ironia sono un dono di cui vado fiero. Al mio matrimonio avevo dedicato a mia moglie due canzoni rock di protesta e appena avevo smesso di cantare, e mentre restituivo la chitarra elettrica al chitarrista della band e l'ultima rullata di batteria si era spenta, ti sei avvicinato e ridendo mi hai detto: - Ora puoi pure smettere di insegnare - ed io ho riso insieme a te.

E mentre ti saluto da lontano so già che non te ne andrai mai.

Sei sempre vivo per noi che ti abbiamo voluto tanto bene...

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