Andare controcorrente è divertente
Illustrissimi Lestrigoni del sapere e custodi della morale degli adulti perbene,
a voi mi rivolgo. A voi.
Lo ammetto, andare controcorrente è divertente ed è per me, da sempre sconvolto, purtroppo, da immaginari fiabeschi e circensi, un vero è proprio atto vitale, gioioso, giocoso.
Lo senti lo scalpiccio dei tacchi dei professori che dal pavimento logoro e vetusto si aggrappa alle pareti dei corridoi, e rimbalza e rintrona e, mescendosi al profumo di muffa, rende tutto più libero e bello? Lasciali andare, in quel labirinto ordinato, a elargire sapienza e cultura.
Li vedi gli intellettuali schierati in opposte fazioni, così uguali e diverse, pronti a scannarsi mentre lassù, dove si puote ciò che si vuole, il gioco delle parti continua e tutto si fa nobilmente immobile?
La vedi la massa composta da brave persone, tanto buone e oneste, e tanto solidali con i più deboli?
Fate quello che vi pare, insomma, ma se c'è qualcuno che mi vuole bene, almeno un po', lasciatemi giocare, non mi fate la morale, perchè tanto non ci arrivo, non lo capisco il linguaggio raziocinante di chi pontifica e ha tanto da spiegare.
Ma se volete un discorso da me, onesto, sensato, eccolo qua: mi piacciono le donne che guardano la vita in modo trasversale, che non riescono a entrare nel meccanismo cristallizzante del girotondo. Mi piace Arlecchina perchè mi sfida, m'insegue, soffre e s'offre, mi sfugge e quando mi parla usa una lingua inventata così dolce e animale che, davvero, mi scoriandola (si può dire?) i pensieri.
Mi piaci, Arlecchina, quando mi baci sulla fronte e mi dici: Cektnueieh, annake annak'anuieh.
Dai, ripetilo: Cektnueieh, annake annak'anuieh.
Con il La minore stoppato, con la chitarra a tracolla, mentre cammino sul filo e il telegiornale mostra il ballo dei potenti e tu ridi, canti, fai pilates o ti lanci dal paracadute o leggi Collodi o Ariosto. Alleni i muscoli e la fantasia. Dammi un pugno, poi un bacio, poi altri cento pugni e poi altri mille baci, vivamus mea Arlecchina, atque amemus, rumoresque senum sapientorum aestimemus omnes tres jolie e tu es une fillette perché come diceva il grande Sotecrazio, il più importante filosofo di tutti i templi e di tutti i mausolei, la libertà la dai ma fattela dare da chi te la dà. Offrimi labbra tumide di peccato, fra balocchi, profumi, piattaforme straboccanti di vuoto e sane convenzioni da adorare fino alla follia. E cerchiamo veri scrittori, quelli che piangono per i tempi infausti: il loro titanico nulla ci allieterà.
E sai che quando mi perdo (cioè: ogni giorno) mi trovi e ti trovo e diciamo e facciamo tutto quello che le persone perbene non possono. Giustamente.
E così è. Ovviamente, se vi pare.

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