Le risposte che non arrivano mai...
Ripenso alle tende che la brezza di primavera, un sospiro, faceva ondeggiare. Io osservo da lontano, in questo inverno di pioggia e vento, luci serotine e mi sembra impossibile che non ci sia papà.
Quando giugno mi regalava la fine della scuola io ero felice, avevo una sensazione di libertà e nelle mie vene vibrava la gioia perché fantasticavo quali e quante bellezze mi avrebbe portato il futuro. E assaporavo i film, nel pomeriggio, da solo, sentendo, però, la presenza della mia famiglia, nelle altre stanze della casa, della nostra grande casa, e il mio cuore volava alto. Mi rifugiavo, poi, in quello che un tempo era lo studio di papà e leggevo. Leggevo per capire l’uomo e il mondo, per dilatare il tempo e afferrarlo, sconquassarlo e chiedergli le risposte che non ho mai avuto. E così pure nella casa di Monti di Mola, la casa delle estati infinite dell’infanzia, quando il gioco è il senso del vivere. E laggiù, dove il mare del Pevero ha il sapore del ritorno, giocavo, leggevo, guardavo film e sognavo. Sognavo la vita mentre la vivevo.
Cresciamo, accumuliamo nozioni, ci scontriamo con la realtà eppure le risposte non arrivano mai.
Non per me, almeno.
E allora ripenso ancora a papà che mi disse da adolescente che è tutta una babbiata.
Una pupazzata pirandelliana.
E, come cantavo a Sofia quando aveva pochi mesi, si va in alto mare/senza sapere cosa cercare/l'importante è andare/continuare ad inseguire...
La canzone era, è mia. In Do e poi Sol7.
Ma questa è un'altra storia...

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