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Espiazioni e purificazioni di Filippo Pace nel Monastero di Clotiferro

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Dodicesimo giorno nel monastero di Clotiferro. Cellulari, computer, televisori: aboliti. Esercizi spirituali: costanti. Niente donne, nessuna chitarra, zero libri. Mi pento, espio, purifico i miei pensieri. Non mangio funghi velenosi; in refettorio, a capo chino, penso solo alla minestra; mentre ammaestro gli uccelli e allatto i cinghiali coltivo l'oblio. Questa sera, nella mia celletta, è tornato a trovarmi frate Goffredo. Sono le 21: vorrei andare a dormire, è già tardi. - Mancano ancora pochi giorni e sarai reinserito nuovamente in società - comincia il mio amico, sessantaquattro primavere sulla barba grigiastra. - Già. - Hai bruciato il tuo abito da Arlecchino? - L'ho sepolto in una buca profondissima. Frate Goffredo è perplesso; s'accende uno spinello, lo fuma con disincanto e poi replica: - Sarebbe stato meglio bruciarlo. - Hai ragione, lo farò non appena uscirò da qui. - No, ormai lascia stare così. Ti sei pentito? - Sì, ma non sarà ma...

Quello che si perde

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C'è una casa, da qualche parte, che mi aspetta. So che è grande, ha due piani, tante finestre, tende bianche che al vento primaverile ondeggiano e fanno capolino nelle verande, quasi per salutarmi. D'estate, quella casa, è sola.  Se torni all'imbrunire, dopo la corsa, dopo i giochi, senti che è malinconia. Ma anche libertà, quella perduta, agognata, mai conosciuta o rifiutata. Senti un grido, qualcosa di contaminato da qualcos'altro.  Un'idea s'accende, per spegnersi subito. Il perduto. Tutto ruota intorno al perduto; meglio: a ciò che ne evoca l'idea. Sciascia scrive nel Cavaliere e la morte che la nostalgia è spesso un inganno della mente. Non credo sbagli. Forse, però, dietro questa c'è un desiderio di innocenza (guarda caso perduta) che innesca l'idealizzazione del passato: Fiorenza dentro da la cerchia antica ond'ella toglie ancora e terza e nona si stava in pace, sobria e pudica... Ho sempre trovato struggente la d...

Tu Ti Turbi

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Tu ti turbi. E io no. Dovrei, vorrei, ma non posso. Lei si turba. Ma si sa, donna colta, profumata, avvezza alle cene eleganti. Mi pare giusto. Noi ci turbiamo: discutiamo, esemplifichiamo, discettiamo, disquisiamo, diviniamo. Io mi turbo. Tu no. Io ti turbo col mio modo di vestire, loro mi turbano col loro modo di pensare. Noi turbiamo chi non vuole essere turbato. Voi vi turbate. Per fortuna il turbato non è sempre turbante: sa essere Pop, l'imperturbabile e commosso intellettuale. Sa essere politicamente scorretto a comando. Non mi turbo. Oppure se ci turbiamo facciamo attenzione: galanteria, guai a toccare tasti che sfiorino idee su sessualità, religione, identità. Identità? Io qui mi turbo, tu ti turbi? Ti turbi solo perché mi turba l'idea dell'identità? Questo mi turba. Non dovrei, non vorrei, ma... Ti turba l'idea che le coppie etero non vogliono sposarsi, mentre quelle omosessuali sì? No, sì, forse, non lo sai, ma che vuoi. A me fa sorr...

Gatto Onofrio

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Di sé non parla. Ma ci racconta tutta la sua vita. Si professa anarchico e gioca ad essere Pop per fingere di non esserlo, credendo di non saperlo essere. Si mostra tozzo, occhialuto, ha una vocetta nasale e ridicola: attrae, di questo felino in preda a ubbie svenevoli, la sua non totale consapevolezza di essere buffo. Se sapeste come s'accende, se pensa alla bellezza. Sporadicamente do un'occhiata a quello che fa: miagola ecdoticamente nella notte, lancia i suoi stucchevoli e inutili messaggi nella bottiglia e ammaestra l'universo con la sua solitudine. Altri gatti - gattini ciechi, direbbe Tomasi di Lampedusa - applaudono qualsiasi nota di quel miagoloso squittire. Non hanno pietà di loro stessi: avanti, alla corte dei miracoli c'è posto per tutti.  Gatto Onofrio crede di essere bello. Lo adoro; nella sua colta pochezza mi rilassa pensarlo. Sapere che vive, respira mi fa sentire migliore. Gatto Onofrio: grassoccio, bruttino; sì, ma in preda al culto del ...

Gianni Langiu e i suoi Lucignoli nel vento

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Non si può ingannare il tempo, né eludere un nuovo inverno, il freddo che congela per sempre la primavera perduta nella sua morsa di ghiaccio. E forse se fosse possibile, non sarebbe neanche giusto. Ma il tempo lo si può raccontare, rappresentare, trasfigurare come fa il mio amico regista Gianni Langiu che riadatta  liberamente un racconto di Sandro Chiappori  (vincitore del premio Logudoro 2015) e gira il corto Lughinzos in su bentu (lucignoli nel vento)  mostrando padronanza del mezzo e una sempre maggiore consapevolezza tecnica. La storia di un padre che abbandona sua figlia diviene un nostos conoscitivo: quarant'anni sono tanti, di inverni ne sono seguiti parecchi; il treno che va, il mare immobile, la bambina sulla spiaggia, la donna alla finestra, il dialogo incessante, tutto diviene simbologia dell'abbandono e ricomposizione catartica (magari solo sognata) del trauma primigenio. Gianni Langiu si avvale di una espressiva Maria Antonietta Pirrigheddu e trova ...

L'editore che non paga

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L'editore che non paga è sorridente, educato, civile. S'indigna per le ingiustizie dei poveri, degli oppressi, dei ceti meno abbienti. L'editore che non paga è un uomo per bene, ama la cultura e la protegge. Sa essere attento, puntuale, preciso. L'editore che non paga si scaglia contro gli squali che fagocitano il mercato, mantiene buoni rapporti con i librai salvo assalirli per poi azzannarli se sono in ritardo con i pagamenti. L'editore che non paga osserva sgomento il triste proscenio del presente affollarsi di comprimari biechi e squallidi attratti solo dal denaro. Vagheggia la cultura, vaneggia, dileggia. L'editore che non paga è dispiaciuto se non paga i suoi autori, ma da che mondo e mondo si sa che il sistema è quello che è e l'editore che non paga è nobile anche quando non paga ed anzi meno paga i diritti e più si nobilita. L'editore che non paga è l'uomo nuovo perché è l'antico portatore di antichi valori ormai sopiti. L...

Domani è un altro giorno

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Ci penserò domani, mi pare che così avesse risposto Rossella nel film Via col vento . Sergio Leone aveva scritto, poco prima di morire, un bel trattamento di un nuovo film western (che avrebbe dovuto vedere come protagonisti Rourke e Gere, allora - fine anni Ottanta - all'apice della loro carriera). Io l'ho letto, quel trattamento, l'ho letto con febbrile malinconia; era nel suo stile ed era bellissimo. Ma quel film non si è mai fatto. Chissà dove va tutto ciò che non vede la luce; che s'interrompe. Che s'interrompe... Nei salotti bene ci si compiace di esserci ancora; per le strade la gente passeggia veloce o distratta; indaffarata o dolente; aggressiva o spaurita. Ma c'è qualcosa che s'interrompe... E non parlo di un film, ma di qualcosa di più grande, più di un sogno. Una vita. E più di una volta. E dove va quel sogno di vita? Giro giro tondo, dice la canzone, poi il senso del dovere, precipitevolissimevolmente, senza mai c...