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"L'uomo che lottava con i cani": recensione

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Dalla pagina culturale della "Nuova Sardegna", 3 ottobre.

Il peccato e l'oblio

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Il peccato vero, quello più grande, inespiabile, è uno: il passato. Ma non per chissà quale motivo. Semplicemente perché è stato. Io lo odio con tutto me stesso. Vorrei dimenticarlo per sempre, sì, anche nelle sue bellezze, anche nei suoi momenti meravigliosi e vivere in un eterno presente privo di routine e abitudini. Lo odio perché mi fa cadere nel tempo, mi fa sentire l'illimitato potere dell'eternità, lo sconvolgente silenzio dell'infinito. Non è il movimento, come mi ero convinto ingenuamente, a evocare l'idea della vita. Ma è il movimento stesso che, proprio mentre celebra nuova vita, trasforma, corrode, corrompe e porta inevitabilmente anche morte. E io continuo a non volerlo accettare. Dimenticare tutto sarebbe terribilmente bello. Dimenticarlo senza dolore, senza consapevolezza. Forse sbaglio, forse è solo un momento di malinconia innescato da fotografie che mostrano quanto i corpi, nel tempo, mutino, si corrompano. Forse passerà anche que...

"Il mondo creato" di Franco Ferrucci: da riscoprire

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Straniamento come diottria privilegiata attraverso la quale osservare la realtà e la natura dell'uomo. Innumerevoli gli antecedenti, indubbiamente, da Rabelais a Swift, da Pulci ad Ariosto, ma non sono in molti a poter vantare una tale ottica privilegiata quale quella di Dio, protagonista, nonché io narrante, di uno  dei romanzi più originali e struggenti (e poco ricordati) degli ultimi quarant'anni:  Il mondo creato , di Franco Ferrucci, anno domini 1986. Capolavoro profetico, quello dello scrittore toscano , innervato del medesimo pessimismo storico dello sciasciano  Il cavaliere e la morte , dato alle stampe nel 1989. La conformistica nostalgia degli anni Ottanta non ha finora portato a una rilettura costante e, si passi il termine, necessaria alla divulgazione di quelle esperienze letteraria atte a divenire filtro pronto a sondare l'indecifrabile e il caos dell'ultimo decennio; forse proprio perché non particolarmente attrattiva per il mercato, quel mercato che ...

Soffia un vento di tempesta...

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Mi ero promesso di smettere. Non ci sono riuscito. Avrei dovuto cambiare rotta: lettere dalla luna, avevo promesso. Distacco, disincanto, ironia accennata, garbato anticonformismo: ho fallito, come al solito. Pinocchio e Arlecchino si sono risvegliati, ruggiscono come tanti anni addietro ed io non riesco ad essere niente di diverso da me stesso. Un po' disturbato, certo; ma sempre inabile a genuflettermi alle convenzioni. A volte stupidamente ingenuo, lo confesso; ma incapace di aderire al contesto, di accettarne violenza e mediocrità. Pinocchio e Arlecchino si sono risvegliati: vuoi per la bancarotta degli ideali, vuoi per la perturbante contingenza. Ma un po', Paolina, è merito tuo. Qui a corte, mentre Bonconte Degli Esangui si muove spettrale, ingoiato dal suo pavido indugiare, io sono il giullare pazzo. Da questo devo partire e questo non posso dimenticare, anche se non mi piaccio. Tu, Paolina, mi hai mostrato ciò che mai potrò essere. Tu, così brava a scivola...

Il quinto moschettiere

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Credo fossi in prima media, o forse in seconda. Mi avevano regalato I tre moschettieri di Dumas e in tre giorni lo avevo letto con passione, avvinto dal taglio picaresco e dagli intrighi. Non sapevo che esistevano due seguiti, altrimenti avrei fatto di tutto per leggerli. Scoprii della loro esistenza qualche anno dopo, quando la smania dei moschettieri si era assopita (forse per colpa della cosiddetta Letteratura alta) e non ho mai avuto il tempo di cercarli. Sento che vorrei farlo ora, probabilmente perché sono stanco di esistenzialismo, intellettualismo, nichilismo, consapevolezza e via recitando. Qual è il segreto dei Tre moschettieri ? Mi sono fatto un'idea anche io: la giovinezza. Quello di D'Artagnan è un romanzo di formazione; il guascone passa dalla solitudine (quando è ancora goffo e inesperto) all'amicizia con Athos, Porthos e Aramis. Dall'Io al Noi. E la scrittura impudente e canagliesca di Dumas costruisce, meglio, ordisce, una ragnatela di situazi...

Cerco Eve (per un grande e folle progetto)

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Dietro le sbarre sembrava una colomba ferita. Eve suonava l’armonica seduta sulla branda: gambe incrociate, schiena al muro. Le solite quattro note; sempre quelle. Un tempo promessa di giovinezza immutabile, ora solo elegia. Nostalgia, Eve? Di che cosa? Della libertà del Branco? Delle scorribande notturne, lassù, nel Pueblo nascosto? Degli assalti a banche e a diligenze? Oppure di Joe, del suo folle sogno? Il suo carisma, la sua ingenuità: non ci prenderanno mai, diceva sempre. Sì, non ci fermerà nessuno. E invece il Branco macellato in pochi minuti! Quell’attacco al treno si era trasformato in un uragano di piombo: e da tutte le parti gli amici di sempre erano caduti nella polvere e l’avevano arrossata di sangue. Oppure pensi ad Erik? Ti manca la sua lucida determinazione? Il suo coraggio di portare nel vostro sogno la realtà? Innamorarsi di un Pinkerton! Bella fregatura. Lasciare l’amore per il nemico: brutta storia. Lo sceriffo puliva i fucili, riordinava la sua scrivania. E...

Mi sono perso

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Il caposala continua a dirigere il traffico dei camerieri. Sa quello che dice, sorride ai clienti, mostra un garbo deciso con i suoi sottoposti. Sa che cosa vuole, lui, sa fin dove si può spingere. Anche la musica che vien fuori da qualche parte è ordinata, adatta alla circostanza. E lo sono pure i bicchieri luccicanti, il prosecco al punto giusto, il clichè per gentile concessione. E io sono ritornato quaggiù, stanotte, nel sonno disturbato dai tuoni. E non so che ci faccio. Si alza un signore bolso e dai capelli bianchi, mi indica con disappunto e mi accusa di sdegnare quel riunirsi. Nella sua boria c'è forse una verità. Non ricordo più chi ero. Meglio: ciò che ero si è corrotto con tutta questa coreografia del nulla? Ripenso ad altri sonni, a stasi maculate di ripugnanza. Mi sono perso. Un sogno recente mi torna alla testa, sembra vecchissimo perché vecchio è il nome di quella ragazza inciso sulla targa e antichissimo è il proscenio della vicenda. I legami co...