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Cinquanta sfumature Di Maio

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C'è qualcosa di Romantico nel Movimento Cinquestelle, nella sua accezione più squisitamente letteraria (e quindi, come sa bene Di Maio, irrazionale). Indignati, umiliati e offesi da decenni di Governi della mummia Berlusconi e da altrettanti indegni dei Sinistri scendono in piazza ben sapendo che la politica è un affar serio: ce lo spiega anche un comico, o presunto tale (sfortuna, per tutti, che non abbia avuto al cinema successo, non avrebbe sfogato la sua frustrazione da signor Nessuno).  Romantico e nobile, questo afflato ha caratteri oclocratici (e Di Maio, uomo colto, sa bene che intendo) ed è fecondato dalla disperazione. Era stato il malessere a favorire il Fascismo, la frustrazione, il dolore, la grettezza nel secolo scorso. Anaciclosi, come scriverebbe Polibio (e Di Maio, uomo colto, sa a che mi riferisco)? Romantica è l'idea che un movimento affronti 'di pancia' questa sfavorevole congiuntura e attraverso la rete, e un po' di 'sana' al...

"Giorgio Bassani: prigioniero del passato, custode della memoria" di Sophie Nezri-Dufour

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La pubblicazione di una monografia critica su Giorgio Bassani, uno degli scrittori maggiormente significativi del Secondo Novecento italiano, è già di per sé una notizia meritoria di attenzione, poiché l'autore ferrarese, negli ultimi anni, viene ricordato molto meno di quanto sarebbe giusto. Se poi si aggiunge a ciò che la mano di chi firma l'opera è quella di Sophie Nezri-Dufour - specialista di letteratura della Shoah, studiosa di Bassani, Primo Levi, Tomasi di Lampedusa - allora ecco quanto sia doveroso accogliere con entusiasmo il volume, pubblicato per Franco Cesati Editore, dal titolo  Giorgio Bassani: prigioniero del passato, custode della memoria  ( l a prima edizione del libro è stata pubblicata in francese nel 2015). Sophie Nezri-Dufour si concentra, giustamente, sul  Romanzo di Ferrara , ne svela le ragioni profonde, legate alla biografia dell'autore, testimone dell'epifania dell'assurdo che ha nel Fascismo e nelle persecuzioni razziali la su...

"Antropologia e letteratura" di Antonino ed Emanuele Buttitta

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Siamo in macchina, fermi. Emanuele, al posto di guida, parla al telefono; Alessio è seduto davanti, io dietro. Non ricordo l'anno, ma la città è Sassari. Forse abbiamo da poco finito di fare esami.  Emanuele parla con suo padre, non si vedono da un po'. Sono con Alessio e Filippo, dice, sì, andiamo a mangiare tutti insieme, vicino ad Alghero. Ma sia io che Alessio abbiamo delle remore, scendiamo dalla macchina, pensiamo sia giusto così, è passato qualche mese dall'ultima volta in cui Antonino Buttitta è stato in Sardegna; vogliamo, per discrezione, farci da parte. Emanuele non sente ragioni, ci invita a risalire in macchina. Noi opponiamo resistenza. Ad un tratto, Emanuele rimane in silenzio e mi guarda. Non c'è bisogno di parlare, fra di noi. So che significa quello sguardo, mi giro verso Alessio: andiamo. Quel momento mi è ritornato alla mente quando ho scartato il pacco che mi ha inviato Emanuele. Il libro che ha scritto con suo padre è uscito per Sel...

Sarà dolce per noi

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Nel dogmatismo degli stereotipi ci si può (ci si deve?) esercitare. Dirò di più, lo stereotipo (al cinema, nei romanzi) quando non è subito, ma 'preso di petto' è assai divertente. Il che non significa abbandonarsi ai luoghi comuni, al contrario: lo sguardo deve (per chi scrive, ovvio: non detengo verità) essere sempre altro, iconoclasta, magari. E la trama? Un pretesto, o poco più: un 'significante', non necessariamente un significato.  Detto ciò, Sarà dolce per noi è quello che è: un esperimento, in attesa di altro (che, come si suol dire, è in fase di costruzione).  Sicuramente è lontano da quanto premesso poco sopra. Pubblico di seguito il link, per soddisfare la curiosità di chi mi chiede: - Dove posso vederlo? I quattro che vedete qua sotto hanno, indubbiamente, il loro carisma. https://www.youtube.com/watch?v=8oMhhnyDnTE continua...

All'ombra de' depressi

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All’ombra de’ depressi di fronte a gote rosseggianti di pianto è forse il sonno della scuola men duro? Ove più il Sole per me nelle classi non fecondi queste tristi gabbie di sordidi animali, e quando ebbre di putrescenze a me non più danzeranno le ore buche, né da te, tristo amico, udrò ancor le strida e la grande sapienza che li governa, né più nel cor mi parlerà il d.s. dalle burocratiche muse vinto, unico spirto a mia vita precaria, qual fia ristoro a’ dì perduti pensione che distingua le mie dalle infinite ossa che in terra e in mar semina Scuola? Vero è ben, Dirigente! Anche la Scienza, infima Dea, fugge la scuola; e involve tutte cose la follia nella sua notte; e un Ministro operoso le affatica di burla in burla; e il docente poi e le sue cure e le speranze e programmi e noie traveste il tempo.

"La ballata della regina senza testa" (primo capitolo)

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Più tardi, quando il loro dibattersi giunse alla fine, mentre il frate carezzava il viso di Martina con benevolenza, le sussurrò: – Mia cara, se avessi saputo che eri vergine avrei cercato di impiegarci un po’ di tempo in più. Martina, di rimando, voltandosi per il pudore che le imporporava le guance, sfiorando il polso del frate: – Se avessi saputo che avevate intenzione di impiegarci più tempo, mio caro amico, mi sarei anche spogliata.  "La ballata della regina senza testa", Condaghes, 2017.

Rêverie

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EST.TEATRO GIORNO Siamo all’esterno di un teatro. C’è una locandina in primo piano che si riferisce alle prove di una rappresentazione che ha anche a che fare col cinema. La ripresa si allarga per mettere a fuoco una pistola, poi il viso di un uomo dall’aria per niente rassicurante, con un cappello in testa ed un impermeabile scuro. L’inquadratura si allarga fino a mostrarci che non è solo, ma in compagnia di altri due malintenzionati come lui, armati di mitra. Sembrano dei gangster usciti dal "Padrino" o da "C’era una volta in America" Sono, in fondo, tre fantasmi del cinema del passato che ritornano per uccidere. L’uomo con la pistola è il capo, lo capiamo perchè con un cenno invita i suoi compagni a entrare. Tutti e tre varcano la soglia del teatro. INT.TEATRO GIORNO I tre killer camminano lentamente e si dirigono verso la platea. In platea non c’è pubblico, solo due persone sedute in prima fila. Possono essere il regista e il suo collaboratore, d...