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Il sorriso più bello e il giullare che non può cantare

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  Il sorriso più bello è un attimo prima che sbocci la rosa nella sua pienezza. Se la guardi quando la vita la chiama la tentazione è quella d'innamorarti. Aulente e innocente: come resisterle? Come non desiderare per sempre quell'attimo che sembra non passare ma che, invece, rapinosamente fugge? E stordirsi... e incantarsi... Ma al giullare hanno rubato la voce e quelle illecebre, ora, nel nero labirinto in cui vagola, non gli suggeriscono che il ricordo. Hanno strappato la maschera, al giullare, gli hanno fatto assaggiare il dolore a colpi di frusta e le carni, lacerate e offese, hanno lasciato scivolare bruno sangue infuocato. Vampe di dolore danzano isteriche sul suo corpo, penetrano nei recessi dell'anima graffi di lutto. Non può più cantare, il giullare, non ha più storie da inventare, da raccontare.  Lo vedi seduto là fuori? Lo osservi mentre la neve, fiocco dopo fiocco, gli imbianchisce i colori dell'abito? Lo ascolti il suo silenzio mentre ogni cosa intorno gia...

Tu che non ritorni

Il ciliegio in fiore, una primavera lontana. Il tuo sorriso: dov'è? Dove sei? Lacerante assenza, presenza muta. Io bambino tu che ritorni e i nostri giochi... le favole e i miti... la poesia e il teatro... e ridere per ridere... e cantare... e sognare, forse... E la signorina Felicita? e Ciampa? e il Conte Ugolino? Dove sono? Fu la tua voce a disegnarli per me. Io bambino tu che ritorni e il campanello che suona: c'era una volta... e quella musica... e i nostri film... Un altro inverno, lontanissimo, di vivo fuoco nel camino. Altre piogge, altri giorni, altre speranze. Io che ti cerco tu che non ritorni e il sentiero che mi chiama è nero labirinto che affoga i miei passi.

Caro papà

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  Caro papà,  non potevo non indirizzare a te la prima lettera dalla luna di questo 2025. Tu leggevi il mio blog e ti divertivi anche a farlo. Mi manchi tantissimo, eppure seguo il tuo volere e ti ricordo, senza piagnistei, allegro e burlone, determinato e sensibile; ripenso alle nostre chiacchierate sul cinema e sulla letteratura. Persino alla fine, in quei maledetti ultimi giorni, mi hai parlato di Verga e di Sergio Leone. Ti ricordi, papà, quando volevi conoscere a tutti i costi Maria Grazia? Io ero in macchina con lei, tu con Francesca e non rammento che scusa abbiamo dovuto inventare per fermarci a metà strada tra Olbia e Arzachena. Tu eri sorridente e contento: quella bellissima ragazza bionda, dagli occhi azzurri e dalle labbra carnose, dal fisico ben proporzionato e dal garbo sensuale ti era piaciuta subito. Anche a lei manchi tanto, lo sai? Mi sembra di riuscire a comprenderti meglio ora che non ci sei più. Forse perché, pirandellianamente, si può conoscere soltanto q...

Lunga è la notte senza stelle

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 Lunga è la notte senza stelle e la mia strada sanguina di una tristezza che mi invade i sogni. I binari ingoiati dal buio. Dove si va quando non vedi? Non sento la voce di mio padre: io lo chiamo, lui non risponde. Un vecchio treno a vapore dorme il suo sonno secolare. Accarezzo il ferro. Non va più da nessuna parte. Nell'ora più nera, nella stazione dimenticata. Tre uomini mi aspettano. Chi sono? Il buono, il brutto e il cattivo? Ci vorrebbe il fucile di papà, il rumore dello sparo che fa fuggire il nemico. Ma l'ultimo, quello che non si vede, che si nasconde e si ciba di te, come lo ammazziamo? Come lo ammazziamo? Non bastano le mie urla per sconfiggerlo, non servono a nulla. Nel silenzio, un grillo. Non è quello di Pinocchio, di quella favola bella da vivere e da raccontare. La voce di papà, quasi muta, rinasce nel ricordo: è questo il mio mito, la mia poesia. Lunga è la notte senza stelle e la mia strada sanguina di una tristezza che avvelena e che nega la speranza.

Potere e bellezza della mediocrità

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  Lei s'aggira deretaneggiando, tronfia della sua ignoranza. Poi, protruse le labbra, s'abbandona ad un selfie, di fronte allo specchio del primo bagno a disposizione. Infine, risucchiata dallo smartphone langue per vezzo e i bei sudori infiammano il suo volto e lo sguardo si colora di intelligenza bovina. Noi ti amiamo così, beoti e beati; ci piace pascerci del tuo sessappiglio da tik tok. Dai, sorridi, pubblica un'altra tua foto sui social. Noi ti amiamo così, tarantolata in discoteca, accecata dai tuoi aperitivi, mentre spezzi il fiato a ognuno con i tuoi luoghi comuni. Noi ti amiamo così, ebbra di pettegolezzo e del dubbio nemica. Ci piace quando su facebook posti notizie luttuose di morti improvvise e ti scagli contro i vaccini perché sei libera e vuoi denunciare complotti a te sola noti e noi, invece, siamo tanto stupidi, troppo sciocchi e forse tu lo sai. Ci emoziona quando ti fai alfiere del pensiero critico e della disobbedienza civile. Ci eccita quando non capisci...

Taglio quasi certo della Carta del docente

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  Goda il popolo italiano, sempre più gloriosi saranno gli orizzonti che le mani del Governo disegneranno per lui. Insistenti si fanno, infatti, le voci sul taglio della vile Carta del docente: circa 75/80 euro in meno, questa è la previsione. Con eroico coraggio l'armata del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la cui bocca è, grazie al miele delle sue parole, donatrice d'oblio, si prepara a colpire, ferire, umiliare l'insulsa pretesa dei docenti di utilizzare la succitata Carta per acquistare libri, per corsi di formazione, per assistere a spettacoli teatrali o cinematografici. Oh, che inutile spesa, questa, per i valorosi discendenti della latina stirpe! Come non gioire per le gesta dei figli della lupa che, con sdegno ammirevole, ancora una volta colpiscono la Scuola Pubblica, inutile sentina di sperperi, indegna cloaca di donne e uomini alla velleitaria ricerca di quel pensiero critico che al popolo italiano né serve né gioverà mai. E infatti questo è sazio e appag...

Precipitevolissimevolmente

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Precipitevolissimevolmente: è questo, forse, il ritmo che ci accompagna quando osserviamo la realtà? Così, per economia e fretta, abbocchiamo all'amo delle standardizzazioni e dell'omologazione che questi tempi barbari si portano appresso. Eppure la saggezza del Cappellaio Matto mi fa riflettere, m'invita alla fantasia e al culto della diversità. Signori miei, la mediocrità trionfa. Che cosa devo insegnare ai miei figli? Ad avere coraggio, ad evitare le trappole delle mode, la rete delle convenzioni, la funebre irriducibilità del conformismo. Eppure, dietro questo accorato inno alla libertà si cela l'amarezza perché non posso tacere che, da sempre, in ogni tempo e società, la tendenza è quella a guardare con sospetto chi segue traiettorie lontane dal gregge o dal senso comune. Quindi dovrei insegnare il coraggio e la forza di mantenere i nervi saldi per rimanere a galla quando si va controcorrente.  Ma chi sono io per ergermi quale insegnante o Maestro di tutto ciò? Nel...