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Contro lo snobismo borghesemente antiborghese della "Noia" di Moravia

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Il mio credo estetico - anche se detto così sa un po' di trombone borioso - è la negazione della tiepida ipocrisia borghese: il vero genio risiede nella capacità di muovere il pathos , non nel freddo calcolo formale. L’arte è l’atto emozionale che precede, e fonda, ogni pensiero autentico. La letteratura che mi interessa, così come il cinema, non deve informare il cervello, ma colpire al cuore. Se un’opera fallisce nel compito primario dello Spettacolo (come esperienza sensoriale e sentimentale), allora non è che un narcisistico esercizio di stile per la borghesia che si auto-contempla . E qui sta il punto: l'impegno non è un'etichetta sventolata in copertina, ma la verità interiore dell'autore. La critica che eleva la Noia di Moravia a caposaldo è complice di questo gioco: l'accigliato genitore degli Indifferenti , protetto da un coro servile e plaudente di intellettuali che scambiano la distanza chirurgica per profondità, descrive la nevrosi senza contagiarla...

C'era una volta Claudia Cardinale

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  La prima volta che la vidi ero bambino: in bianco e nero, imbronciata eppure così irresistibile, era la Carmela de I soliti ignoti del mai troppo rimpianto Mario Monicelli.  Claudia Cardinale aveva qualcosa di stregonesco sospeso tra malinconia e sensualità; labbra tinte d'impudichi rimpianti, era la giovinezza e l'urto della vita. Per me, di una vita quale autostrada infinita di gioie, scoperte, piaceri. Poi sarebbe diventata il mio sogno, lentamente, crescendo, dopo averla vista, capita e sentita nel grandioso C'era una volta il West , del mio Sergio Leone. Per sempre la musica di Morricone nella memoria si sarebbe intrecciata al suo arrivo alla stazione: la promessa di un piacere che non si sarebbe mai potuto volgere in dolore , come scrive Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo . Eppoi a lei che guerreggia nel letto con il sadico Frank oppure alla fine, quando aspetta che Armonica le dica qualcosa e che si fermi con lei. L'avrei vista trasformarsi via via in Angelica ...

Il bacio della notte

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  Questa notte, dopo il risveglio poco prima dell'una, ho vagato nel buio. Poi ho sognato Argo, il mio cane regalatomi da papà nell'estate del 2000, che fuggiva dalla mia casa al mare. E lo chiamavo, era sera, o notte, forse; avevo paura che non tornasse più. Ad un tratto l'ho visto in lontananza e ho urlato e la mia voce, sorella del fuoco e del dolore compagna, continuava a ripetere quel nome, Argo, in un terremoto di fiamme. Argo, come si squarta l'innocenza? Tu che non l'hai mai persa, tu che non hai mai saputo. Argo, Gilda, Ulisse, Jack, Virgola e Bobo: i miei cani, compagni di giochi e di corse nei campi, custodi di segreti. Un altro tempo, un altro mondo. Il bacio della notte, per il mio sangue, si fa incandescente vertigine, ondate di sussulti: - Vieni - sembra sussurrino - vieni... Un altro tempo, un'altra luna. Il bacio si tinge d'amaranto, rubino su rubino per tacitare i pensieri. E nel sogno, quello che si perde...

Le origini della Letteratura latina: le prime forme e il teatro arcaico

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  Un inizio pratico, non poetico La letteratura latina non nasce da grandi poemi epici come quella greca. Le sue origini sono pragmatiche e legate alla vita quotidiana e istituzionale di Roma. Prima di avere opere letterarie nel senso che intendiamo oggi, esistevano forme di oralità funzionale: Carmina : erano componimenti in versi, non sempre di carattere poetico, usati in vari ambiti. Potevano essere religiosi (invocazioni agli dei), magici (formule per riti), celebrativi (canti di vittoria) o funerari (lodi degli antenati). Il più antico esempio noto è il carmen Saliare , un canto arcaico dei sacerdoti Salii, quasi incomprensibile già per i Romani stessi. Questo mostra come la lingua e le sue espressioni fossero in continua evoluzione. Annales Maximi : erano delle tavolette di legno, tenute dal Pontefice Massimo, su cui venivano registrati anno per anno gli eventi più importanti: guerre, carestie, prodigi, elezioni dei magistrati. Non erano storia, ma una semplice cronaca,...

Squali nel lungomare di Olbia

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  Sorpresa sorpresona ad Olbia! Mentre i prezzi aumentano e cresce la spazzatura (e i costi per mantenerla profumata anche d'estate) ecco che, con un colpo di scena degno dei più grandi teatranti d'Europa, l'Amministrazione comunale olbiese porta gli squali addomesticati - innocui, quindi, e sorridenti - nel suggestivo lungomare, quello che al tramonto si fa lambire dalle auree lacrime del sole e commuove chiunque non abbia del ferro arrugginito che pompa sangue alle arterie. Chi mi conosce da sempre sa quanto ami gli animali, specie quando sono utilizzati per dare soddisfazione ai turisti che giungono meravigliati a contemplare le nostre coste. E così, un paio di giorni fa, mi sono fatto fotografare in compagnia di un simpatico squaletto che mostrava le zanne ironico, di fronte alla serqua di abbrustoliti turisti, in preda allo stupore più genuino. E via con video su video da condividere nei social. Non tutti, a onor del vero, hanno apprezzato sia l'iniziativa dell...

Recensione della "Pastora" di Alberto Capitta

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  Selvaggia, ferina, belluina, macellaia, abbacinata dall'ebbrezza del sangue: è la pastora che viene chiamata a guidare l'Italia per superare un momento di crisi dovuto alla mancanza della carne. L'uomo forte che soddisfa i desideri - segreto inconfessabile di tanti abitanti della Penisola, appartenenti alle diverse classi sociali - è sostituito (e già questa è una trovata interessante) da una donna. La pastora , ultima invenzione letteraria di Alberto Capitta, edita dal Maestrale, conferma la potenza visionaria dello scrittore e offre interessanti spunti di riflessione non solo per quello che racconta, ma per ciò che manca, non rappresenta e che, proprio per questo, risulta ancora più disturbante. Partiamo dall'esplicito, con ordine: la pastora incarna il marcio, la putrefazione e la morte che sono legati all'immaginario fascista. Il pericolo che rigurgiti del Ventennio agiscano sottotraccia e possano riprendere il sopravvento è, ammettiamolo, realistico. La pasto...

Raccontami il mare

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Non so come sia capitato quaggiù. La stanza è grande, colorata e io sento una bellissima musica: è un sassofono che mi rassicura e mi invita ad andare, a cercare, a non fermarmi mai. Che allegre queste mattonelle a quadri rossi, verdi, azzurri, gialli. Chi sa chi ha pensato questo luogo così piacevole e strano... Il sassofono mi dice vai, guarda che oltre quella porta c'è qualcosa di bello, non avere paura, non lasci niente e nessuno, ritrovi soltanto quello che ti piace, quello che sei stato e che, nonostante tutto, continui ad essere: un sognatore. Non ci puoi fare niente, mi suggerisce quella melodia, se a volte il grigio intorno ti soffoca, se sembra che ti tolga ogni certezza per consegnarti al nulla della morte, non è colpa tua se da sempre, da quando eri bambino, ami incantarti, fantasticare, ascoltare e raccontare storie. E se il sassofono fosse nella mia testa? Vado, cullato da quella promessa di bellezza, e penso ai miei figli, al giorno in cui sono nati e li ho presi in ...